caduta dei capelli

Previeni la caduta dei capelli con l’alimentazione

Prevenire la caduta dei capelli con l’alimentazione

La caduta dei capelli, calvizie, o alopecia androgenetica, è un problema che colpisce soprattutto gli uomini, ed è sempre più diffuso anche tra i giovani.

Le cause che possono scatenare la calvizie, ovvero la caduta dei capelli, possono essere diverse. Ad esempio, ci può essere un fattore genetico, oppure si può attribuire all’attività ormonale, a malattie degenerative, all’assunzione di farmaci, all’età, a uno scorretto stile di vita e alimentazioni poco appropriate.

Calvizie: le cause della caduta dei capelli

Fattori genetici

Non è mai facile accettare segni di stempiature, diradamenti eccessivi o la completa perdita dei capelli, ma se proprio è necessario trovare un “colpevole”, per la maggior parte delle volte si possono ringraziare i propri genitori. In particolare la mamma se siete di sesso maschile: è da lei che si eredita infatti il cromosoma X che detiene quasi 300 regioni, detti marcatori genetici, responsabili della struttura, sviluppo e salute dei capelli. La mamma a sua volta potrebbe averlo ereditato da vostro nonno, che a sua volta aveva problemi di calvizie, magari ereditate da vostra bisnonna, e così via. Naturalmente vostra mamma non è l’unica responsabile del vostro problema: si stima infatti che ci sia una maggiore predisposizione alla calvizie per i figli che hanno il papà affetto anch’esso da alopecia androgenetica.

calvizie dott. Enrico Veronese
La prevenzione aiuta

Tuttavia, se fosse solo una questione di cromosomi e marcatori non si spiegherebbe il perché la calvizie colpisce maggiormente gli uomini, che hanno un solo cromosoma X, rispetto alle donne, che hanno ben 2 cromosomi X nel loro corredo genetico.

Livelli di testosterone

Tralasciando il fatto che ci sono soggetti meno fortunati (che manifestano esteticamente la caduta dei capelli) e più fortunati (che non manifestano calvizie perché non hanno ereditato il gene o perché lo hanno ereditato in forma latente), ecco che entrano in scena gli ormoni, i quali giocano un ruolo fondamentale.

Tenendo sempre conto dei fattori chiave che sono la predisposizione genetica e la sensibilità dei bulbi piliferi, la calvizie o alopecia androgenetica può dipendere anche dai livelli di testosterone.

Bassi quantitativi di testosterone e alti livelli di diidrotestosterone, che per semplicità chiameremo DHT, concentrati nel cuoio capelluto sono i principali contributori di alopecia e calvizie.

calvizie caduta dei capelli
bulbo pilifero

I problemi di calvizie sono infatti legati a un enzima, la 5alfa-reduttasi di tipo II, che ha la capacità di convertire il testosterone nel suo catabolita, il DHT. Ad alti livelli di DHT si associano sviluppo limitato dei capelli e atrofizzazione dei bulbi piliferi. I bulbi piliferi che sono maggiormente coinvolti risiedono sulla sommità del capo e interessano la regione fronto-parietale. Le zone meno coinvolte invece si trovano dietro, in prossimità della nuca.

Nei primi stadi della calvizie, si assiste dapprima ad un assottigliamento e aumento di fragilità, per poi terminare con la morte definitiva del bulbo, e di conseguenza caduta definitiva del capello. Il risultato che si riscontra il più delle volte è che gli uomini tendono a diventare stempiati e le donne con capelli diradati sempre meno fitti.

Donne, testosterone ed estrogeni

Abbiamo detto che le donne sono meno predisposte alla caduta dei capelli e alla calvizie rispetto agli uomini. Questo è dovuto principalmente a due fattori:

  • Le donne producono molto meno testosterone e, di conseguenza, meno testosterone può venire convertito in DHT.
  • La presenza di estrogeni che, al contrario del DHT, stimolano la proliferazione dei capelli. Non è una regola assoluta, però è una cosa che si verifica anche negli uomini. Chi possiede livelli di estrogeni più alti infatti è meno soggetto a calvizie. Tuttavia è più soggetto ad altri problemi come ginecomastia, affievolimento del desiderio sessuale, mancanza di eccitamento e problemi di erezione.

Aprendo una rapido inciso sulla farmacologia, è ormai cosa nota che chi si sottopone a cicli di chemioterapia assiste già nel primo periodo alla caduta di enormi quantità di capelli, che può essere parziale o totale. Questo è dovuto dal tipo di farmaco antitumorale impiegato e dall’azione che coinvolge tutto il sistema immunitario, comprese le cellule non tumorali impiegate nella formazione e sviluppo del capello, che ricordiamo essere costituito principalmente da cheratina (una proteina). Allo stesso modo, seppur con impatto decisamente più lieve, anche lo stress ha un impatto simile sulla caduta dei capelli.

Ora che abbiamo appreso le cause più comuni responsabili delle calvizie, andiamo al nocciolo della questione: è possibile porre rimedio alle calvizie?

L’alimentazione può aiutare a prevenire la caduta dei capelli

Parrucche, trapianti, interventi di tricopigmentazione, etc. sono rimedi alla calvizie più o meno drastici. È necessario tuttavia sottolineare che sono tutte vie percorribili per rimediare a danni già di per sé irreversibili, che risolvono il problema, ma non lo curano alla radice.

Premettendo che è sempre meglio prevenire che curare, proprio nell’alimentazione vi sono alcuni elementi che possono aiutare a lenire il problema.

Partiamo dal fatto che coloro che hanno un’alimentazione scorretta danneggiano in primo luogo la propria salute e in secondo luogo anche i propri capelli. Infatti anch’essi necessitano di nutrimento, così come i muscoli, le ossa, gli organi e tutto quello di cui siamo fatti!

Diete restrittive

Le diete ipocaloriche e un’alimentazione poco varia sono due dei principali fattori di rischio che possono compromettere la salute dei capelli.

Come abbiamo detto prima, i capelli sono fatti principalmente di cheratina, motivo per cui il metabolismo proteico è coinvolto.

Non bisogna quindi sottovalutare i quantitativi di proteine introdotti nella dieta. Questo perchè le proteine vengono catabolizzate in pezzetti più piccoli per poter essere assorbite e successivamente ricostituite ed impiegate nella formazione di unghie, peli, capelli, ecc.

Aminoacidi solforati

calvizie dott. Enrico Veronese
aminoacido solforato

Per mantenere in salute i propri capelli è necessario che non ci sia carenza di alcuni aminoacidi. In particolare quelli solforati (metionina e cisteina) che sono determinanti per la struttura e l’integrità dei capelli. Infatti la peculiarità di questi due aminoacidi è che contengono zolfo.

Le catene di cheratina che sono la base dei capelli, vengono irrobustite e legate ad altre catene di cheratina proprio grazie al legame disolfuro fornito da metionina e cisteina.

In alcuni soggetti la formazione di questi ponti fa sì che la struttura proteica si ripieghi formando una “spirale” che dà origine al fenomeno dei capelli ricci. Quando si utilizzano le piastre per capelli invece questi tornano lisci perché i ponti vengono rotti dal trattamento termico.

Nell’alimentazione non devono mai mancare metionina e cisteina perché una loro carenza porta ad indebolimento, sviluppo limitato e cadute. Ricordiamo infatti che la metionina è un aminoacido essenziale, mentre la cisteina è un aminoacido semi-essenziale.

Quest’ultimo può aver origine proprio a partire dalla metionina, la quale non può essere sintetizzata nel nostro organismo. Per questo è indispensabile assumerla con l’alimentazione e l’integrazione.

Polifenoli

I polifenoli sono dei preziosissimi antiossidanti che contrastano l’invecchiamento cellulare e ci proteggono dalle infiammazioni. Servono inoltre a proteggerci dalle calvizie, favorendo la crescita dei capelli e rendendoli morbidi e lucidi.

Vitamine

Assieme agli aminoacidi solforati e polifenoli, in una giusta alimentazione per la salvaguardia della salute dei capelli e non solo, vanno senza dubbio menzionate le vitamine che svolgono un ruolo protettivo e regolatore. Molto importanti sono la Biotina (Vitamina B8) e l’inositolo (Vitamina B7). La biotina regola la produzione di sebo cutaneo che lubrifica il cuoio capelluto, rendendo morbidi e setosi i capelli idratandoli costantemente. Inoltre essa può contrastare la caduta di capelli per quei soggetti che hanno carenza di tale vitamina.

Inositolo (Vitamina B7)

L’inositolo protegge le membrane cellulari, fortificando i capelli alla radice. Vitamina C e Vitamina E, assieme ai polifenoli, sono eccezionali antiossidanti che regolano la buona circolazione del sangue, portando così i nutrimenti ai follicoli, quindi anch’esse indispensabili.

Minerali

Gli oligoelementi come zinco e ferro sono contenuti soprattutto nei prodotti di origine animale e nelle verdure. Sono necessari al rafforzamento della struttura del capello e alla rigenerazione dei tessuti danneggiati. Il rame invece è implicato nella pigmentazione, scongiurando la comparsa di capelli bianchi.

Omega 3

Gli Omega 3, esattamente come la Vitamina E, permettono al sangue di fluire correttamente e di apportare con regolarità i nutrienti per sviluppare e rinforzare le strutture e le cellule pilifere.

Serenoa repens

A livello ormonale, la pianta Serenoa repens si è dimostrata un ottimo rimedio per bloccare l’enzima 5alfa-reduttasi di tipo II. Enzima che, come abbiamo già detto, converte il testosterone in DHT, che atrofizza i bulbi piliferi.

Dieta varia equilibrata e controllata

Una dieta sana ed equilibrata diventa dunque indispensabile per prevenire la calvizie. È necessario assumere tutti gli alimenti in modo equilibrato.

È importante non esagerare con carni rosse, pesce azzurro e latticini, e mangiare con regolarità frutta e verdura, in particolare frutta secca e legumi.

Dove sussistono problemi di assimilazione di alcuni elementi è sempre bene integrare. Infine mai scordare di associare il regime alimentare ad un’adeguata e costante attività fisica!

Questa permette infatti di migliorare il flusso cardiocircolatorio e di metabolizzare meglio i macro e microelementi.

Software nutrizionale

Per il raggiungimento di questo obiettivo esiste un software nutrizionale che io e i miei collaboratori utilizziamo quotidianamente per le consulenze. Questo software permette di rilevare tutti gli elementi micro e macro della normale alimentazione ed è utilizzato anche dal Dipartimento di Nutrizione dell’Università di Milano.

Come funziona questo software?

Innanzitutto si inseriscono i dati relativi all’alimentazione abituale. Il programma quindi estrapola per es. la quantità di vitamina E che si ingerisce complessivamente nella giornata e fa la stessa cosa con zinco, aminoacidi, vitamina C, ecc.  Ma non solo: viene anche rilevato il potere antiossidante complessivo della dieta, misurato in ORAC (Oxygen Radical Absorbance Capacity).

Grazie a questi preziosissimi dati si riesce a capire se l’apporto esogeno degli oligoelementi importanti per la salute del capello è corretto o meno. Nel caso in cui non lo fosse, si può modificare l’alimentazione o eventualmente introdurre degli integratori, evitando così eccessi ed errori.

Veronese Enrico dieta invecchiare bene

Invecchiare bene

Alimentazione per invecchiare bene

La vita media si è allungata di molto, dal dopoguerra ad oggi siamo arrivati a 84 anni per gli uomini e 85 per le donne, ma questi dati sono destinati ad aumentare nel prossimo futuro quindi gli attuali quarantenni non faranno fatica a superare i 90 anni.

Questo fenomeno all’apparenza positivo ci porta a fare delle riflessioni: se la longevità non si accompagna ad una vita sufficientemente qualitativa e se la persona non può continuare ad esprimere i propri talenti e le aspirazioni i vantaggi del vivere a lungo vengono meno.

Qual è il fine dell’alimentazione per invecchiare bene (detta anche nutrizione anti-aging, tanto per utilizzare termini “alla moda”)?
Il fine è quello di vivere il più a lungo possibile in forma ed in salute.

invecchiare bene
La dieta è fondamentale

Lo so che sembra una banalità ma se fate una riflessione attenta vedrete che anche vicino a voi c’è qualche parente o amico che già dall’età di 45/50 anni ha iniziato ad avere problematiche che sta trascinando o ha trascinato anni.

A volte nei casi meno gravi non si tratta di cose eclatanti: problemi ad assimilare gli zuccheri in modo corretto, obesità, problemi circolatori, problemi articolari, problemi sessuali, problemi di memoria e concentrazione ecc. (tutte queste patologie che possono essere dirette o conseguenze).

Come si può vedere dal grafico una corretta alimentazione per invecchiare bene (e relativo stile di vita) deve consentire di vivere al meglio più anni possibili, mantenendo integre le proprie capacità psicofisiche.

Leggevo di un atleta di body building nonché corridore che a 93 anni era ancora in perfetta forma con tanto di addominali da modello, poi a causa di una malattia da raffreddamento intervenuta dopo una maratona si è spento in pochi giorni.

Questo è sicuramente il mio obiettivo e penso sicuramente anche il vostro: una vita lunga e sana, che si conclude senza lunghe sofferenze. Magari senza necessariamente avere gli addominali alla Schwarzenegger ma il concetto mi sembra chiaro: vivere il più a lungo possibile, bene e in salute psicofisica.

Il problema è che le patologie che si verificano a causa di un’alimentazione sbagliata ed uno stile di vita non corretto si manifestano in modo subdolo, senza dare segnali importanti. Questo porta la persona a non intervenire subito e di qui il danno.

Quindi bisogna tenersi sotto controllo, parlare con il proprio medico e verificare pressione, glicemia, colesterolo, fegato ecc, non sottovalutando variazioni dei dati in negativo anche se di poco.

Importantissimo seguire uno stile di vita sano e avere un atteggiamento positivo, fare sport avere cura del corpo e non essere limitati dal pensare che l’eta’ possa essere un vincolo; nella maggior parte dei casi le barriere ce le creiamo noi stessi.

Intanto dobbiamo sapere che in un’alimentazione per invecchiare bene, i fabbisogni energetici con l’avanzare dell’età diminuiscono, per tutta una serie di motivi:

  • l’abbassamento del metabolismo basale
  • la riduzione della massa muscolare scheletrica
  • la riduzione dell’attività fisica

Per quanto riguarda quest’ultimo punto c’è stato un cambiamento dello stile di vita dal dopoguerra ai giorni nostri. La gente ha iniziato a fare più lavori d’ufficio rispetto ad un tempo, quando erano più frequenti i lavori pesanti che richiedevano maggiore sforzo fisico; senza contare il fatto che, dal punto di vista alimentare, si tendeva a mangiare generalmente di meno, soprattutto molta meno carne rossa e meno zuccheri raffinati rispetto ai giorni nostri.

Per non parlare dell’uso smodato del sale che non fa che aumentare la prevalenza di stati di ipertensione, sulle tavole una volta prevalevano di gran lunga cereali, frutta e verdura, in virtù di una maggior attività nelle campagne.

L’alimentazione oggi è più ricca e combinandosi con un tendenziale abbassamento delle richieste energetiche ha portato oggigiorno ad un sensibile aumento dei casi di sovrappeso e obesità, che spesso partono già in tenera età (abbiamo un alto tasso di adolescenti sovrappeso, in particolare al sud) per poi perdurare anche in età avanzata.

Come fronteggiare questa attuale tendenza?

Sicuramente l’attività fisica è una componente fondamentale.
Deve essere fatta sempre, ovviamente salute permettendo. Deve rientrare nelle abitudini quotidiane, non c’è bisogno di effettuare attività ad alta intensità, bastano anche delle lunghe camminate. L’importante è che tali attività risultino costanti.

Invecchiare bene con una alimentazione adeguata
Alimentazione varia

Per quanto riguarda l’alimentazione per invecchiare bene la cosa più importante, e a quanto pare anche la più difficile, è riuscire a mantenere un’alimentazione varia.

Devono essere fatti più pasti al giorno (possibilmente 5) cercando di contemplare in ciascun pasto tutti i macro e micronutrienti.

Importante è anche l’assunzione di fibra, per permettere di regolarizzare il tratto gastrointestinale che può essere contenuta in verdura fresca e frutta, che tra l’altro apportano sali minerali vitamine e antiossidanti.

Sotto controllo di uno specialista si possono assumere integratori come antiossidanti, proteine e aminoacidi per contrastare la sarcopenia. Quest’ultimo è un fenomeno che si verifica molto negli individui che invecchiando fanno poca attività fisica ed hanno un’alimentazione poco proteica.

La sarcopenia causa una riduzione graduale del tessuto muscolare con tutte le conseguenze che questo comporta. Si verifica di più nelle persone magre, le persone obese mantengono un volume muscolare maggiore ma incorrono come abbiamo visto in altre problematiche.

Quindi FARE sempre attività fisica non solo aerobica, come camminate o bici, ma anche anaerobica lattacida, cioè la normale attività di palestra fatta con le attrezzature. So che molti di voi su questo tipo di esercizio siete prevenuti, ma posso garantirvi che l’attività fisica svolta in palestra con l’ausilio degli atrezzi (che consentono di effettuare gli esercizi in totale sicurezza) è molto meno traumatica dell’attività a corpo libero.

Inoltre permette di fare un movimento controllato, favorisce la produzione del liquido sinoviale nelle articolazioni, favorisce lo stimolo ormonale e stimola la sintesi proteica prevenendo appunto la sarcopenia. Ovviamente il programma dev’essere curato da personale competente e preparato.

Tra gli integratori che si possono inserire risultano fondamentali gli Omega 3, presenti nella frutta secca a guscio e nel pesce azzurro. Tali oli essenziali, oltre ad avere un ruolo antinfiammatorio, permettono di fluidificare il sangue limitando i fenomeni trombotici. La Curcuma è molto importante per le proprietà antinfiammatorie.

Invecchiare bene
La curcuma ha molte proprietà benifiche

L’idratazione è una componente da non sottovalutare, in quanto con l’avanzare dell’età si tende a percepire sempre meno gli stimoli della sete. Per questo motivo è consigliabile bere molto, piccole quantità di acqua alla volta, anche quando non si percepisce una reale sensazione di sete.

Una particolare attenzione dev’essere rivolta ad evitare grassi saturi idrogenati, zuccheri raffinati, fumo ed alcool.

Colina, citi-colina, acetil carnitina, dimetil amino etanolo possono essere invece principi attivi che favoriscono la memoria e la concentrazione, prevengono la demenza senile e altre degenerazioni del tessuto nervoso.

dott. Enrico Veronese la dieta alcalina

Dieta alcalinizzante, il limone basifica?

Il limone basifica? 5 cose da sapere sulle diete alcalinizzanti

Ho visto veramente molte persone bere succo di limone, ne ho viste molte che sapessero darmi delle motivazioni plausibili del perché lo facessero: fa da drenante, purifica, ha le vitamine, lo dice l’oncologo Veronesi ecc. ecc. Effettivamente il limone ha molte proprietà, che poi andrò ad elencarvi, ma il motivo principale per cui lo inserisco nei programmi alimentari dei miei pazienti è perché ha delle proprietà alcalinizzanti. Già proprio cosi, basifica. So che molti di voi rimarranno stupiti, e si chiederanno come sia possibile che un alimento che percepiamo a livello di sensazione cosi acido, nella realtà poi agisca nel nostro organismo in modo esattamente opposto, e si usi nelle diete alcalinizzanti?

Alimenti e frutta alcalinizzanti
Alcuni alimenti alcalinizzanti
    1. Il nostro sangue tendenzialmente è lievemente basico e oscilla tra ph 7,35-7,45. Basta una piccola variazione (di + o – 0,3-0,4) e le conseguenze per la salute sarebbero gravissime. Quindi per quante ne sentiate dire in giro, non è che mangiando alimenti tendenzialmente acidi per l’organismo (che sono la maggioranza, visto che tra questi ci sono buona parte dei carboidrati e tutti gli alimenti proteici per questo si parla di diete alcalinizzanti e non di diete acidificanti) il sangue diventa acido. Ci sono una serie di meccanismi nell’ organismo che ci proteggono da queste variazioni che potrebbero essere letali, si chiamano sistemi tampone e vanno a compensare a monte le variazioni, insieme a reni e polmoni.
    2. Questi sistemi tampone cercano di mantenere l’omeostasi (equilibrio) del sistema, per farlo impiega minerali come calcio e magnesio che però sono fondamentali per le ossa. Quindi più noi creiamo un disequilibrio acido base più rischiamo di compromettere altri sistemi.
    3. La dieta alcalinizzante, promuovendo cibi prevalentemente alcalini (più del 70% del totale della dieta) cerca di fare si che questi meccanismi intervengano il meno possibile.

Il potere alcalinizzante di un alimento non si calcola sull’alimento fresco ma sulle ceneri. Quindi tornando al discorso del limone, ecco perché in realtà un alimento che a noi pare cosi acido si rivela in realtà basico. Gli acidi del limone sono organici, li metabolizziamo senza problemi, mentre è invece la presenza di minerali alcalini che va ad influenzare il ph.

Quali sono gli alimenti della dieta alcalina?

Ci sono moltissime tabelle in merito che vi invito a visionare, sicuramente ortaggi e frutta, per il loro apporto di sodio, potassio e magnesio sono tra gli alimenti basificanti per eccellenza ma sono anche alcalini: mandorle, anacardi, acque minerali alcaline, bicarbonato di sodio, prugne (certe varietà), cavolo broccolo, agrumi, semi di zucca, cachi, anguria, cannella, melassa, salsa di soia, castagne, pepe, peperoni, cavolo rapa, cavolo verde, aglio, asparago, prezzemolo, indivia, rucola, senape verde, zenzero, broccoli, nettarina, ananas, melone, mora, mango, miglio (tra i cereali) mentre tra gli alimenti acidi quasi tutti i cereali, latticini, carne e pesce.

limone alcalinizzante e altri alimenti
Il PH degli alimenti

C’è un unita di misura che ci dà il grado di basicità o di acidità che si utilizza nella dieta alcalina si chiama PRAL (quantità di minerali acidi o basici presenti nell’alimento) quando è positivo vuol dire che l’alimento è acido, se negativo vuole dire che è basico.

4. Molti, studiosi e non, attribuiscono a questa tipologia di dieta proprietà chemioprotettive, o addirittura curative per i tumori, associando proprio all’ambiente acido e anaerobico il proliferare di queste patologie.

In realtà secondo l’AIRC (associazione Italiana ricerca sul cancro) non esisto no evidenze scientifiche sufficienti. Proprio ultimamente c’è stata una revisione degli studi scientifici in materia che non ha dimostrato alcuna correlazione. Anzi in alcuni casi di tumori alla vescica la dieta alcalina potrebbe peggiorare la situazione ( come anche in alcune tipologie di calcoli renali). La spiegazione scientifica sta nel fatto che in sostanza proprio per intervento dei sistemi tampone il ph nei tessuti non varia e quindi non c’è cambiamento sostanziale per poter influenzare la patologia tumorale. (Leggi l’articolo sull’attività fisica e prevenzione tumori)

5. Personalmente, pur concordando con queste considerazioni riguardanti le patologie tumorali ritengo che la dieta alcalina abbia degli aspetti positivi. Mangiare alimenti basici evita l’intervento dei sistemi tamponi e quindi come visto prima un minor impiego per questo scopo di importanti minerali fondamentali per i vari metabolismi e tessuti (vedi ossa per es.)

La dieta alcalinizzante si basa prevalentemente su frutta, frutta secca verdura ecc., tutti alimenti molto ricchi di fibra, l’alimentazione dell’uomo primitivo prima dell’avvento dell’agricoltura andava in questa direzione.

La fibra come ho già detto molte volte è fondamentale per il microbiota, per lo sviluppo di colonie probiotiche che apportano notevoli benefici al nostro organismo.

Oltre alla fibra questi alimenti alcalini contengono molte vitamine e minerali fondamentali per il nostro organismo e per la prevenzione dai radicali liberi responsabili dell’invecchiamento.

Di contro, demonizzare le proteine e parte dei carboidrati (pasta e pane se integrali sono meno acidi, e alcuni cerali sono basici) considerandoli nemici perché non alcalini è comunque scorretto da un punto di vista nutrizionale. Il mio consiglio è di inserire nel vostro programma alimentare molti cibi alcalini, soprattutto se tendenzialmente mangiate cibi prevalentemente acidi,

limone e alimenti alcalini
La frutta e la verdura sono alimenti alcalini

senza stravolgere la vostra dieta, ma scegliendo nella stessa categoria dell’alimento in questione quello che sia maggiormente basico. In questo modo senza apportare sostanziali modifiche alla struttura della dieta, che per lo più risultano insostenibili e incompatibili con la quotidianità, avrete notevoli vantaggi in termini di salute.

Chi fa attività sportiva ad alta intensità e che tende quindi ad acidificare molto per via della produzione di acido lattico avrà notevoli vantaggi con una dieta alcalinizzante anche in termini di prestazione atletica. Il metodo della dieta adattiva che faccio utilizzare ai miei pazienti comprende molti alimenti alcalini

I contenuti degli articoli non devono sostituirsi alle indicazioni del professionista della salute (medico etc.) che ha in cura il lettore, e neanche essere spunto per iniziative personali non monitorate dal medesimo Nel caso l’articolo tratti di principi attivi utilizzati negli integratori le diverse modalità di assunzione che potrebbero essere dedotte dagli articoli sono prettamente a scopo scientifico divulgativo (si tratta di studi scientifici, approfondimenti, esperienze personali di atleti e professionisti del settore) e quindi non vanno presi come riferimento pratico.Gli integratori vanno utilizzati secondo la posologia riportata in etichetta e sotto controllo di uno specialista

Acetil carnitina, più testosterone, dimagrimento, libido, memoria

L’Acetil Carnitina è un integratore che permette l’aumento in modo naturale dell’ormone maschile testosterone e, in modo sia indiretto che diretto, permette la diminuzione dei depositi di grasso ma non solo: agisce anche sulla memoria migliorando le capacità cognitive partecipando infatti alla formazione di neurotrasmettitori  come l’acetilcolina e protegge le cellule nervose dall’ossidazione.

Acetil carnitina: effetti sul testosterone

Vediamo di capire perché l’acetil carnitina migliora la funzionalità del testosterone. L’acetil carnitina  agisce sui recettori citoplasmatici del testosterone. Infatti non basta avere in circolo un’ alta quantità di questo ormone per avere anabolismo e crescita muscolare ma bisogna anche che  il segnale venga trasdotto, cioè recepito e “recapitato”. Gli ormoni sono solo dei segnali che devono essere interpretati e che a loro volta determinano la trascrizione da parte  dell’Dna .

Quindi in sostanza se i recettori non sono sufficienti o non sono particolarmente recettivi è inutile avere in circolo alte dosi di testosterone. Inoltre i recettori sono saturabili, cioè il numero di molecole  che possono entrare nella cellula è limitato. Alcuni studiosi sostengono che l’acetil carnitina può aumentare il testosterone del 20%.

Il testosterone  permette l’aumento del metabolismo e di conseguenza il dimagrimento. Non è un caso che molti uomini, a causa del loro stile di vita, della mancanza di attività fisica  e di una adeguata alimentazione e integrazione, accelerino il fenomeno denominato andropausa, (che comporta un abbassamento delle produzioni del testosterone  endogeno) e di conseguenza ingrassino. Sia ben chiaro, l’andropausa è un fenomeno fisiologico naturale  che prima  o poi capita a tutti gli uomini, ma se ci si alimenta nel modo giusto associando un corretto allenamento ai principi attivi naturali come la carnitina e il tribulus terrestris sicuramente si riesce a rallentare questo fenomeno rimanendo più magri e più reattivi.

Acetil carnitina e dimagrimento

L’acetil carnitina quindi favorisce un dimagrimento indiretto aumentando il testosterone, ma lo fa anche in modo diretto ed ora vi spiego come. La carnitina trasporta gli acidi grassi attraverso la membrana mitocondriale e fa si che vengano utilizzati a scopo energetico. In parole più semplice aiuta i grassi ad essere usati come combustibile. Quindi se associata alla corretta attività fisica favorisce il dimagrimento.

Acetil carnitina: effetti sul sistema nervoso e cardiovascolare

L’acetil carnitina è inoltre un antiossidante che elimina i radicali liberi, anche quelli prodotti dall’allenamento, previene l’Alzheimer, migliora il sistema cardiovascolare agendo sulla glicosilazione prevenendo l’aterosclerosi, favorisce l’attività degli spermatozoi, è ha effetto benefico anche sul funzionamento del cuore. I dosaggi nei vari studi arrivano ad oltre due grammi al giorno. Molti atleti superano di molto questi dosaggi. Ovviamente la mia raccomandazione è di non superare mai la posologia dichiarata in etichetta, (che deve essere letta attentamente) salvo diversa prescrizione da parte del vostro consulente per la salute.

dott. veronese Enrico vitamina C

Integratore vitamina C per il sistema immunitario

Integratori di vitamina C servono? Si ma meglio se è a rilascio prolungato

Sappiamo tutti ormai quale sia l’importanza della Vitamina C, e i molti casi si ricorre ad integratori, ma se viene assunta nel modo sbagliato si vanificano buona parte dei benefici, vediamo di capire il perché.

Qual’è la formula più adatta e la dose utile da assumere per rendere veramente efficace un intergatore di vitamina C?

Sicuramente  l’integratore più  efficace per avere maggiore benefici è quello a rilascio graduale
Bisogna mantenere il più graduale possibile l’assorbimento gastrointestinale della vit C, in modo da evitare non solo di “arricchire” le vostre urine di Vitamina C, ma anche per evitare problemi di sovradosaggio.

un integratore di vitamina c
VITAMINA C A RILASCIO LENTO

SE VUOI ACQUISTARE CLICCA QUI SUPERSCONTO!

Vitamina C A RILASCIO LENTO: LA PIU’ EFFICACE!

Nei soggetti più sensibili si possono riscontrare problemi gastrointestinali, come nausea vomito o diarrea, oppure anche problemi di bruciore di stomaco o di reflusso.
A livello renale, soprattutto nei soggetti più predisposti, un eccesso di acido ascorbico plasmatico può comportare la formazione di calcoli, a causa dell’aumento di produzione di acido ossalico (durante le fasi di catabolismo della vitamina C) e quindi di ossalati.
Ho visto atleti arrivare ad assumere 5 g, addirittura 10 g al giorno e più di vitamina c, vediamo di capire perché, se serve e se si possono verificare effetti collaterali.

Ad oggi, non ci sono dei dati scientifici chiari sull’effetto dose/risposta, così come non ci sono dati ufficiali precisi sui limiti di assunzione massima giornaliera oltre ai quali si possano manifestare effetti tossici per l’organismo.

Si stima che la dose salutistica giornaliera per l’assunzione e l’integrazione di Vitamina C si aggiri tra i 180 mg – 1000 mg/die.
Mentre il limite massimo di assunzione giornaliera totale che “molto probabilmente” non comporta rischi per la salute è di 2000 mg/die (ovvero 2 g).

É importante considerare che l’assorbimento intestinale medio dipende dalla quantità ingerita. Vuol dire che per una quantità “normale” di vitamina C assunta, la quota di vitamina assorbita varia tra il 70% ed il 95% rispetto alla dose ingerita.

Integratore vitamina C
Le arance sono una fonte naturale di vitamina C

Ma tale percentuale può variare, in quanto per basse dosi di assunzione può essere assorbita anche al 100%.
Mentre per dosi eccessivamente elevate la percentuale assorbita può scendere anche sotto il 20%.
Al di là dell’assorbimento intestinale bisogna tenere conto anche della percentuale di assorbimento renale. Infatti se le concentrazioni plasmatiche di acido ascorbico (alias Vitamina C) sono troppo elevate, essendo una vitamina idrosolubile, una parte di esso viene allontanata dall’organismo attraverso le urine.

Per rendere più graduale possibile l’assorbimento di Vitamina C, ed evitare di incorrere in tutta questa serie di possibili problematiche si possono seguire due vie:

  • Si può cercare di frazionare l’apporto integrativo in più dosi, cosa che tante volte, per un’atleta, può risultare scomoda. Visto che probabilmente un atleta o uno sportivo si trova già nella condizione di consumare una discreta quantità di integratori di diverso genere e in diverse fasi della giornata.
  • Oppure la soluzione più comoda, e probabilmente anche quella più efficace, è sicuramente affidarsi ad integratori di Vitamina C contenenti un fattore di rilascio graduale, come ad esempio l’HPMC (Idrossi Propil Metil Cellulosa), un polimero idrofilo derivante dalla cellulosa, utilizzato come agente legante soprattutto nelle capsule.
    Questo permette di rallentare la digestione e quindi di rendere più costante e graduale l’assorbimento della vitamina C a livello intestinale, evitando in questo modo problemi di malassorbimento del principio attivo e di innalzare eccessivamente i livelli di acido ascorbico nel sangue. In questo modo si evita così di espellere quantità eccessive di vitamina C con le urine.

    Sovradosaggio vitamina C
    La vitamina C è molto importante per diversi processi

Questo perchè grazie all’HPMC, la vitamina C che entra nel sangue in modo graduale può essere utilizzata tempestivamente dalle cellule di cui ne hanno bisogno, senza incorrere in eccessivi accumuli e senza rischiare quindi di essere espulsa con le urine.

Vediamo ora le principali funzioni di questa vitamina, anche quelle meno conosciute:

  1.  La funzione antiossidante è permessa non solo dalla sua azione ossidoriduttiva diretta contro i radicali liberi e le nitrosammine, ma anche dalla rigenerazione della Vitamina E;
  2. Contribuisce alla normale funzionalità del sistema immunitario, stimolando la produzione di Interferoni, che proteggono le cellule dagli attacchi virali;Neutrofili, ovvero la tipologia più frequente di globuli bianchi presenti nel sangue adibiti alla difesa dell’organismo;Anticorpi di tipo IgG e IgM
  3. Ha un azione antistaminica e riduce stanchezza e affaticamento.
  4. È implicata nella sintesi di Carnitina e di Acidi Biliari, migliorando la digestione e l’assorbimento degli acidi grassi.
  5. Permette un maggior assorbimento del Ferro, aumentando la sua riduzione da Ferro (lll) a Ferro (ll);
  6. Ha un ruolo importantissimo nella formazione del collagene, che ha il compito di rinforzare i vasi sanguigni, la pelle, i muscoli e le ossa. Senza vitamina C infatti l’organismo non produce collagene.

A livello di tossicità dovuta al sovradosaggio mi sono imbattuto in un recente studio (del 2017) dove Chakraborty et all. affermano che alti livelli intracellulari di acido Ascorbico possano provocare un effetto ossidativo, causando la morte cellulare. In questo caso viene mostrata un’inversione di tendenza rispetto alla classica funzione Antiossidante a cui tutti siamo abituati a pensare.
Chiaramente si tratta di casi estremi, probabilmente difficili da raggiungere, in quanto un effetto del genere è difficile da quantificare in termini di assunzione, proprio a causa degli ostacoli di assorbimento di cui ho parlato poco fa.

BIBLIOGRAFIA
 Robert Cathcart, Vitamin C, Titrating To Bowel Tolerance, Anascorbemia, and Acute Induced Scurvy, Orthomed, 1994;
 Hokama S, Toma C, Jahana M, Iwanaga M, Morozumi M, Hatano T, Ogawa Y, Ascorbate conversion to oxalate in alkaline milieu and Proteus mirabilis culture, Mol Urol. 2000 Winter;4(4):321-8;
 Atanu Chakraborty and Nikhil R. Jana, Vitamin C-Conjugated Nanoparticle Protects Cells from Oxidative Stress at Low Doses but Induces Oxidative Stress and Cell Death at High Doses, Centre for Advanced Materials, Indian Association for the Cultivation of Science, American Chemical Society, ACS Appl. Mater. Interfaces, 2017, 9 (48), pp 41807–41817;

I contenuti degli articoli non devono sostituirsi alle indicazioni del professionista. che ha in cura il lettore. Le diverse modalità di assunzione che potrebbero essere dedotte dagli articoli sono prettamente a scopo scientifico divulgativo (si tratta di studi scientifici, approfondimenti, esperienze personali di atleti e professionisti del settore) e quindi non vanno presi come riferimento pratico.Gli integratori (salvo diversa prescrizione di professionista) vanno utilizzati secondo la posologia riportata in etichetta.