crostacei in gravidanza sì o no

Crostacei in gravidanza: sì o no?

Crostacei in gravidanza: sono categoricamente vietati oppure no? L’alimentazione, nel periodo particolare e delicato della gravidanza, è sempre fonte di grande apprensione. È risaputo che una corretta alimentazione gioca un ruolo fondamentale per la sana evoluzione della gestazione, per lo sviluppo del feto e per il benessere della gestante. Quando si è in dolce attesa bisogna essere particolarmente attente a ciò che si porta sulla propria tavola.

Spesso quando si parla di pesce si includono crostacei e molluschi: categorie alimentari sovente molto discusse. Cibi deliziosi, spesso protagonisti di ricette molto utilizzate e apprezzate nell’ambito della Dieta Mediterranea.

Tuttavia, il dubbio che crostacei e molluschi in gravidanza siano controindicati, attanaglia moltissime future mamme e, spesso, le spinge a rinunciare ai propri piatti preferiti, perché sono convinte che il consumo di questi alimenti possa rappresentare una minaccia per la loro salute e quella del feto. È davvero così? Bisogna necessariamente rinunciare a molluschi e crostacei in gravidanza?

Cosa si intende per crostacei?

I crostacei fanno parte della fauna marina e sono considerati prodotti ittici adatti all’alimentazione umana. Anzi, si tratta di una categoria di prodotti alimentari ritenuta prestigiosa. Sia per il loro sapore delizioso, molto particolare e delicato, sia perché sono spesso usati per realizzare ricette raffinate, tipiche della rinomata Dieta Mediterranea. Quando parliamo di crostacei intendiamo:

  • gamberi, gamberoni, gamberetti;
  • astici;
  • mazzancolle;
  • aragoste;
  • scampi;
  • granchi.

I molluschi, invece, sono tutti quei prodotti privi di guscio e dotati spesso di tentacoli, come ad esempio:

  • polipo;
  • seppie;
  • calamari.

Si possono mangiare i crostacei in gravidanza?

La risposta è sì. Ma solo a certe condizioni. La prima è che i crostacei siano cotti. Quindi il divieto è limitato a tutti quei piatti e quelle ricette che prevedono l’utilizzo del crostaceo crudo, magari semplicemente marinato con un po’ di limone. In quel caso è caldamente consigliato evitare e scegliere qualcosa di alternativo dal menù. Per quanto riguarda, invece, il consumo di crostacei cotti in gravidanza, non ci sono particolari limitazioni.

E i molluschi, in gravidanza, si possono mangiare? Anche in questo caso la risposta è affermativa. Alle stesse condizioni: che siano cotti. Un altro fattore da tenere in considerazione, quando si decide di mangiare molluschi e crostacei in gravidanza, ma il consiglio vale per tutto il pesce in generale, è che se ne conosca la provenienza. Pertanto, se si è in dolce attesa, meglio acquistare i prodotti ittici nelle pescherie controllate e certificate, incluse quelle dei supermercati e ipermercati, o consumarli esclusivamente in ristoranti che possano offrire garanzia di alta qualità e igiene.

 

Rischi legati ai crostacei in gravidanza

I rischi legati al consumo di crostacei e molluschi in gravidanza sono gli stessi che si corrono in qualunque momento si decida di consumare questi alimenti crudi. Si tratta, prevalentemente, di poter contrarre infezioni di tipo virale, batterico o parassitario. Questo succede per motivi ben precisi. Il primo è legato al fatto che crostacei e molluschi sono considerati gli spazzini del mare, in quanto si nutrono spesso degli scarti del cibo dei pesci. Il secondo, invece, è correlato all’inquinamento ambientale che, purtroppo, incide pesantemente sulla salute dei nostri mari. Parliamo principalmente di pericolo di salmonella, epatite, listeria, parassitosi intestinali. Che, in una donna incinta, potrebbero avere ripercussioni importanti, associate anche all’impossibilità di poter assumere farmaci specifici.

Quanto spesso si possono mangiare i crostacei in gravidanza?

I crostacei cotti in gravidanza si possono mangiare, ma con cognizione e sempre senza esagerare. Pur trattandosi di alimenti molto validi dal punto di vista nutrizionale in quanto contengono proteine nobili, pochi grassi e un buon quantitativo di sali minerali, è sempre meglio fare particolare attenzione. In gravidanza è fondamentale più che mai attenersi a una dieta varia e ricca, quindi non è mai consigliabile esagerare con un alimento a scapito di altri. L’ideale è abbinarli ai cereali del primo piatto, quindi inseriti in una porzione di pasta o riso con verdure. Si otterrà, così, un piatto unico che soddisfa il palato, equilibrato dal punto di vista nutrizionale e sicuro, perché tutte le ricette originali dei primi di mare prevedono, appunto, la cottura dei crostacei e dei molluschi.

In conclusione, è fondamentale che i crostacei e i molluschi siano cotti e di provenienza certa e sicura per concedersi saltuariamente un pasto a base di questi alimenti. Bisogna però notare che il livello d’inquinamento delle zone di pesca può comunque incidere sulla presenza di residui potenzialmente nocivi.

 

NB. I contenuti degli articoli non devono sostituirsi alle indicazioni del professionista della salute (medico etc.) che ha in cura il lettore, e neanche essere spunto per iniziative personali non monitorate dal medesimo.

latte di soia benefici e controindicazioni

Il latte di soia è per tutti? Benefici e controindicazioni

Iniziamo quest’articolo sul latte di soia con la definizione di latte, che è la seguente: il latte è Il prodotto di secrezione delle ghiandole mammarie delle femmine dei mammiferi. È un liquido bianco, opaco, contenente, in soluzione o sospensione, proteine, grassi, carboidrati, sali minerali, fra cui il fosfato di calcio, vitamine, ormoni, e antigeni.

Alla luce di questa definizione, mi pare logico che il cosiddetto latte di soia non ha nulla a che vedere con il latte a cui siamo abituati e che abbiamo comunemente in frigo.

Pensare di poter sostituire il latte o carne con derivati della soia, non ha un senso dal punto di vista nutrizionale: i due prodotti infatti hanno caratteristiche ben distinte. Per capirci è come se vi proponessi dopo il primo, una porzione di formaggio a forma di bistecca e vi dicessi che è una bistecca di formaggio. Il formaggio rimane formaggio a prescindere da come lo chiamiamo, dalla forma, e da quando e con cosa lo mangiamo. La cosa vale ovviamente anche per la soia: non basta che una bevanda sia bianca e contenga proteine per essere latte.

Chiarito ciò, per semplicità e per non creare confusione, continuerò comunque a riferirmi a questi derivati come latte di soia e bistecche vegetali.

Negli ultimi anni l’attenzione a un’alimentazione finalizzata a migliorare il benessere e la qualità di vita di un soggetto, ha portato a introdurre nei profili alimentari prodotti naturali e con proprietà fitoterapiche: lasciatemi dire però a volte in modo del tutto improprio. Infatti, questi vengono inseriti per moda e non per necessità. Un esempio è il latte di soia, una bevanda con caratteristiche uniche molto utile per bilanciare le diete, anche quelle di una donna in gravidanza.

Ma il latte di soia è per tutti? Per rispondere a questa domanda di seguito andremo a considerare tutti gli aspetti di questo prodotto e quali sono le sue proprietà.

Cos’è il latte di soia?

La bevanda di soia era già conosciuta nei paesi orientali anche in epoche antiche, grazie alla semplicità con cui può essere realizzata, dato che come si può dedurre dal termine stesso, il latte di soia deriva da questi particolari semi.
Infatti il processo richiede che le sementi vengano lasciate in acqua, in cui scaricano le loro proprietà nutrienti. Il termine latte di soia proviene dal liquido che ne deriva il quale avrà una consistenza molto simile a quella del latte vaccino, con una colorazione bianco opaco, ma con proprietà nutrizionali non paragonabili a quelle del latte animale.

Quali sono i valori nutrizionali del latte di soia?

L’interesse nei confronti di una bevanda a base di soia, è strettamente collegato alle proprietà nutrizionali presenti in questo liquido. Infatti, è un prodotto che ha un basso contenuto calorico: basta considerare che una tazza di latte di soia non supera le 50-80 calorie.
Il contenuto di grassi è di soli 4 grammi, con una presenza anche di quelli insaturi pari allo 0,5%.

Dal punto di vista energetico una tazza di una bevanda alla soia contiene una percentuale di carboidrati pari a 3-6 gr, con 4-10 gr di proteine e 1-3 gr di zucchero, aggiunto durante la preparazione. Infine sono presenti anche fibre vegetali, Vitamine B, D, C e quella B12.

Bisogna fare attenzione che il prodotto che intendiamo utilizzare abbia i valori nutrizionali in linea con quanto esposto precedentemente. Quindi è importante leggere bene le etichette. Infatti, può succedere di trovare del latte di soia con contenuti proteici molto bassi, ma soprattutto con zuccheri semplici molto alti. Così pensiamo di bere una sostanza salutare, ma al contrario stiamo bevendo una normale bevanda zuccherata, come l’aranciata o il chinotto. Altra ipotesi da valutare è che il latte di soia sia dolcificato con edulcoranti chimici. Anche in questo caso è bene esserne al corrente e valutare il tipo di dolcificante utilizzato. Insomma, se usiamo la bevanda come ristoro, ricreazione e piacere è un conto, ma se lo facciamo con motivazioni salutistiche e per il benessere bisogna fare maggiore attenzione.

Benefici del latte di soia

Ma quali sono i benefici del latte di soia? In primo luogo contiene al suo interno una quantità elevata di fitoestrogeni, delle sostanze naturali che funzionano in maniera simile agli estrogeni presenti nel corpo umano. In particolare, in una bevanda a base di soia vi sono un numero molto elevato di isoflavoni, che intervengono a determinare enormi benefici sulla salute in generale, sul cervello, sul cuore e sugli effetti della menopausa.

Benefici per la salute

Il latte di soia ha ottime proprietà, con una bassa percentuale di grassi e la presenza di vitamine e sali minerali. In particolare la vitamina B è molto utile per migliorare la salute delle cellule e del sistema nervoso, mentre la B12 è fondamentale per il nostro sistema nervoso e per moltissimi metabolismi.

Inoltre è presente anche una percentuale di calcio e di vitamina D, in quantità minore rispetto al latte vaccino, ma indispensabile per ritardare l’osteoporosi. Infine, grazie al valore nutrizionale complessivo elevato, può essere molto utile per aiutare lo sviluppo del feto nelle donne incinte – sempre ovviamente con il parere positivo del proprio medico.

Tuttavia questi contenuti vitaminici non sono così determinanti da poterci fare considerare il prodotto come compensatorio in seguito a carenze o aumentato fabbisogno.

Salute del cervello

I benefici del latte di soia si evidenziano anche per gli effetti sulla salute del cervello. La soia migliora la circolazione e di conseguenza l’apporto di ossigeno, anche grazie a una percentuale elevata di acidi grassi insaturi come gli omega 3. Questi migliorano trigliceridi e colesterolo e perciò il latte di soia può essere considerato una bevanda molto utile per contrastare la degenerazione delle cellule nervose, tipiche della demenza senile e dell’Alzheimer.

Salute del cuore

Assumere in maniera costante il latte di soia porta anche a dei benefici sul sistema cardiocircolatorio. Infatti, contribuisce alla riduzione del colesterolo e al contempo a mantenere elastici i vasi sanguigni, rendendoli più resistenti. A questo si aggiunge che bere latte di soia può essere molto utile per regolare la pressione arteriosa, grazie alla presenza di una percentuale di potassio.

Sintomi ridotti della menopausa

Tra le proprietà del latte di soia, si trovano anche una serie di principi attivi che sono indispensabili per le donne che vivono la fase della menopausa. In primo luogo, il basso contenuto calorico determina la possibilità di inserire questa bevanda in tutti i profili alimentari per le donne. In secondo luogo, la presenza di fibre aiuta a ridurre l’assunzione dei grassi, contribuendo al mantenimento del peso forma anche in una fase di transizione del corpo in cui il metabolismo si rallenta.

Il latte di soia può considerarsi molto utile per la presenza di un numero elevato di fitoestrogeni. Grazie ad essi si potrà compensare la riduzione degli estrogeni femminili, indispensabili per la salute delle donne, la cui mancanza le espone a un maggior rischio di malattie cardiache, cancro e aumento del peso.

Infine i fitoestrogeni aiutano a regolare la transizione ormonale, limitando gli sbalzi di umore, di insonnia e depressione che si verificano in questo particolare momento.

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Il latte di soia è adatto a tutti?

Questa bevanda può essere assunta in linea di massima da tutti, ma sono necessarie alcune precisazioni: vediamo ora per chi non è indicato il latte di soia.
Non è adatto a chi ha un’allergia alla soia, dato che ne è un derivato, né a chi ha problemi di calcoli renali. Nell’ultimo caso si consiglia di limitarne l’utilizzo per la presenza dell’ossalato, una particolare tipologia di sale.

Per ciò che riguarda i soggetti che sono affetti da disfunzione alla tiroide come l’ipotiroidismouna quantità troppo elevata di latte di soia può contrastare i principi attivi dei medicinali che vengono assunti.
Inoltre, nel caso in cui si voglia utilizzarlo per bambini e neonati, per esempio in presenza di una forma di intolleranza al latte vaccino, sarà indispensabile rivolgersi al pediatra, data la differente composizione nutrizionale di questa bevanda. Infatti, nel latte di soia vi è un basso valore di grassi, presenti invece nel latte materno, oltre a una minima percentuale di vitamina D e calcio, elementi necessari allo sviluppo delle ossa del bambino. Infine la presenza di fitoestrogeni non è consigliata nei più piccoli, dato che potrebbe condizionare lo sviluppo ormonale.

Il latte di soia fa dimagrire o ingrassare?

Il latte di soia non fa ingrassare se assunto in quantità moderate e può essere considerato un alimento da utilizzare per dimagrire e per mantenere il proprio peso. Attenzione però: il latte di soia deve essere inserito nel piano nutrizionale con i quantitativi adeguati e in base al calcolo complessivo dei nutrienti.

Ho visto persone che inserivano il latte di soia nella dieta come se fosse una tisana. Ma la tisana è una bevanda che, se non zuccherata, non cambia l’apporto calorico e nutrizionale, mentre il latte di soia è un alimento e va assolutamente considerato in dieta come tale.

Ricordiamo che è una bevanda a basso contenuto calorico e tra le sue proprietà vi è quella di intervenire sul metabolismo dei grassi, contribuendo alla loro eliminazione. Inoltre, contiene una bassa percentuale di zuccheri ed è altamente digeribile.
A questo si aggiunge la sua capacità di essere un lassativo naturale, aiutando quindi ad eliminare eventuali tossine del corpo, con un’azione depurativa e riducendo il gonfiore.

In conclusione, dal mio punto di vista ritengo che se si desidera inserire nella dieta del latte di soia ci siano delle matrici alimentari migliori rispetto a questa bevanda: alimenti che danno un maggiore apporto di nutrienti (in particolare di proteine). Ma se l’obbiettivo dell’utilizzo è semplicemente perché piace cercherei di orientarmi su bevande o tisane che non apportino calorie.

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alimentazione in menopausa alleva disturbi mangiando

Alimentazione in menopausa: allevia i tuoi disturbi mangiando

La menopausa, ovvero la fine delle mestruazioni nelle donne tra i 45 e i 53 anni, è spesso accompagnata da sintomi spiacevoli, che possono notevolmente peggiorare la qualità della vita. In questo articolo vedremo come l’alimentazione in menopausa può contribuire a ridurre i sintomi e i disturbi e a facilitare la transizione.

Quali sono i sintomi della menopausa?

La maggior parte delle donne che va incontro al periodo della menopausa presenta vari sintomi.  Iniziano solitamente qualche mese o anno prima dell’ultimo ciclo mestruale. La maggior parte dei sintomi dura in media 4 anni, ma la durata e la gravità dei sintomi varia da donna a donna.

I sintomi più noti sono senz’altro le vampate di calore e il ciclo mestruale irregolare, ma ce ne sono tanti altri:

  • disturbi del sonno (es. insonnia)
  • disturbi dell’umore (es. irritabilità, cambi d’umore)
  • problemi con memoria e concentrazione
  • emicrania
  • affaticamento
  • dolori muscolari
  • secchezza delle mucose
  • riduzione del desiderio sessuale

alimentazione in menopausa allevia tuoi disturbi mangiando

Cosa mangiare in menopausa per alleviare i disturbi

Latticini

Tra i problemi a cui le donne in menopausa possono andare incontro c’è anche l’osteoporosi, patologia che causa l’indebolimento delle ossa e quindi un maggiore rischio di fratture.

Latte, formaggi e yogurt sono un’importante fonte di calcio, fondamentale per la salute delle ossa e quindi per ridurre il rischio dell’osteoporosi. Inoltre, i latticini contengono proteine, vitamina D, potassio e magnesio: tutti nutrienti che contribuiscono ad ossa sane.

Grassi sani

Un buon apporto di grassi “buoni”, come ad esempio gli acidi grassi omega-3, sembra contribuisca a diminuire la frequenza delle vampate. Ma i benefici legati alla presenza di grassi sani nella propria dieta sono diversi. In primis, hanno effetti positivi sulle funzioni cerebrali, andando a contrastare eventuali problemi di memoria e concentrazione.

Inoltre, i grassi buoni contribuiscono ad una pelle in salute e a limitare l’aumento di peso a cui le donne in menopausa vanno spesso incontro.

Nella vostra dieta non possono quindi mancare:

  • pesce (specie quello “grasso”)
  • semi (di zucca, di chia, ecc.)
  • uova

Fibre, vitamine e sali minerali

Altri alimenti consigliati alle donne in menopausa sono i cibi integrali (ad esempio, cereali come pasta o riso) per la grande quantità di fibra alimentare presente al loro interno.

Può essere utile anche integrare le vitamine e i sali minerali che, in caso di carenza, possono contribuire ad alleviare la stanchezza e l’affaticamento. Per questi sintomi sono consigliati, tra gli altri, la vitamina D e il magnesio.

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Cosa non mangiare in menopausa per sentirsi bene

Evitare alcuni cibi può aiutare a ridurre alcuni dei sintomi legati alla menopausa, come le vampate, l’insonnia e l’aumento di peso.

Zuccheri aggiunti e carboidrati trasformati

Se soffrite di frequenti vampate di calore provate a ridurre gli zuccheri aggiunti e i carboidrati trasformati. Questi, infatti, aumentano i livelli di glucosio nel sangue molto rapidamente. La ricerca ha dimostrato che alti livelli di glicemia e l’insulinoresistenza contribuiscono ad aumentare l’insorgenza delle vampate di calore nelle donne in menopausa.
Questo tipo di alimenti sono da evitare anche per un secondo motivo. Con l’arrivo della menopausa il metabolismo rallenta del 10-20% e molte donne vanno incontro ad un importante aumento di peso. Assumere meno zuccheri e più cibi freschi riduce il rischio di vedere i kg aumentare sulla bilancia.

Alcool e caffeina

Le donne sono solitamente più sensibili all’alcol rispetto agli uomini, ma durante la menopausa questa sensibilità aumenta ulteriormente. Un consumo moderato di alcol può avere vari benefici sulla salute, ma è importante non esagerare. Per questo, si sconsiglia di consumare più di 3 bicchieri di vino alla settimana. Specialmente prima di andare a dormire per evitare le tachicardie notturne.
La ricerca inoltre ha trovato una correlazione tra l’assunzione eccessiva d’alcol durante la menopausa e un maggior rischio di cancro, problemi cardiaci, problemi al fegato e l’osteoporosi.

Per quanto riguarda la caffeina, la ricerca suggerisce che questa sostanza abbia un effetto negativo sull’assorbimento del calcio e della vitamina D. È importante quindi consumare bevande con caffeina senza esagerare. Ricordo che la caffeina non si trova solo nel caffè, ma anche in tè, bevande a base di cola e bevande energetiche.

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coronavirus alimentazione e sistema immunitario

Coronavirus, alimentazione e sistema immunitario

La pandemia di Covid-19 causata dalla diffusione del coronavirus è diventata una sfida globale. Nonostante le misure di sicurezza anti-Covid, la possibilità di contrarre il virus e ammalarsi in modo grave è qualcosa che preoccupa tutti. Cosa possiamo fare quindi per ridurre il rischio di sviluppare sintomi gravi in caso di contatto col virus?

In questo articolo parleremo di come prendersi cura della propria salute e del proprio sistema immunitario attraverso una corretta alimentazione. I 2/3 delle difese immunitarie si trovano infatti nell’intestino per cui è importante che il nostro organismo abbia un giusto apporto di tutti i nutrienti necessari per migliorare le funzionalità del nostro sistema immunitario.

Come funziona il sistema immunitario?

Il sistema immunitario protegge il nostro corpo da agenti dannosi esterni (microbi, tossine) ed interni (cellule che si trasformano e diventano tumorali). Se esso smette di funzionare correttamente, il nostro organismo perde la sua prima linea di difesa dagli agenti patogeni esterni e aumenta il rischio di sviluppare malattie.

I principali attori del sistema immunitario sono i globuli bianchi che circolano nel corpo attraverso i vasi sanguigni e i vasi linfatici. I globuli bianchi sono in costante allerta alla ricerca di agenti patogeni e quando trovano un “nemico”, iniziano a moltiplicarsi e inviano segnali ad altri tipi di cellule per fare lo stesso.

Coronavirus, come reagisce il sistema immunitario

Quando il nostro organismo entra in contatto per la prima volta con virus come il Covid-19, si attivano le nostre difese immunitarie. Il nostro corpo reagisce subito con una risposta immunitaria “generica”, mentre quella più specifica e mirata si sviluppa nei giorni e nelle settimane successive al contatto col coronavirus. I linfociti (cellule immunitarie) attaccano l’agente patogeno e sviluppano gli anticorpi, che ci serviranno in caso di un nuovo contatto futuro col virus.

coronavirus sistema immunitario

I nutrienti più importanti per rafforzare il sistema immunitario

La ricerca ha dimostrato che l’alimentazione gioca un ruolo importante nel mantenimento delle difese immunitarie. Andiamo quindi a vedere in maggior dettaglio quali sono le sostanze nutritive che possono aiutare il vostro sistema immunitario a funzionare correttamente.

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Magnesio

Il magnesio regola l’attivazione dei leucociti (ovvero i globuli bianchi) ed è coinvolto nella sintesi degli anticorpi. Questo nutriente si trova soprattutto in prodotti di origine vegetale come crusca, cioccolato o frutta secca, ma anche in pesce e carne.

Ferro

Il ferro è essenziale per il funzionamento delle cellule immunitarie. È presente nella carne (sia rossa che bianca) e nelle frattaglie come il fegato. Ne sono ricchi anche i legumi, il tofu, la verdura a foglia verde e le uova.

Beta-Glucani

I β-glucani sono una classe di polisaccaridi ed hanno tanti effetti positivi sul nostro organismo. In particolare, sono noti per le loro proprietà antiossidanti e perché aiutano a prevenire l’assorbimento del colesterolo. Sono presenti in vari prodotti alimentari come cereali, funghi e alghe.

Vitamina A

La vitamina A è una sostanza nutritiva coinvolta nella risposta immunitaria intestinale. Inoltre agisce come immunoregolatore e supporta la barriera intestinale. Questa vitamina si trova principalmente in alimenti di origine animale ma è presente anche in ortaggi di colore giallo o arancione e nella verdura a foglia verde.

Vitamina C

La vitamina C è molto importante per il sistema immunitario a causa delle sue forti proprietà antiossidanti. L’assunzione di questa vitamina aiuta la risposta immunitaria e la produzione di anticorpi. È presente in gradi quantità nei peperoni crudi, nel succo d’uva e nel prezzemolo, ma anche negli agrumi, nel latte e nei kiwi.

Vitamina D

La vitamina D è fondamentale per il corretto funzionamento del sistema immunitario. Nello specifico contribuisce a proteggere i polmoni dalle infezioni e regola le proteine antimicrobiche che agiscono sulla composizione del microbiota intestinale. Questa vitamina è presente nel fegato, in alcuni pesci marini e nel tuorlo dell’uovo.

Omega 3

Le molecole di omega-3 hanno effetto modulatore sulla risposta immunitaria e promuovono la produzione di determinate molecole proteiche, le citochine, che hanno funzione antinfiammatoria. L’omega-3 si trova soprattutto nei pesci, specialmente quelli grassi, ma è presente anche nelle alghe, nei semi di lino e di chia e in alcuni tipi di frutta secca.

Acido Folico

L’acido folico supporta la risposta immunitaria attraverso la produzione di anticorpi. È presente principalmente in alimenti di origine vegetale come cereali, legumi e alcuni frutti ma anche in alcune frattaglie.

Selenio

Il selenio è un micronutriente che ha un ruolo importante nel metabolismo, essendo necessario alla tiroide per la produzione degli ormoni tiroidei. Si trova nella frutta secca, nel pesce e nella carne, ma anche nella frutta e nella verdura.

Polifenoli

I polifenoli contribuiscono a proteggerci dagli agenti patogeni esterni e possono essere utilizzati per regolare le risposte immunitarie intestinali, le allergie e l’immunità antitumorale. Per assumere i polifenoli è necessario consumare frutta e verdura fresca, preferire erbe aromatiche ai soliti condimenti e prediligere la cottura al vapore.

Probiotici e prebiotici

I probiotici sono microrganismi che hanno tanti effetti benefici sulla salute, specialmente per quanto riguarda la flora intestinale. Si possono trovare in cibi fermentati come yogurt, verdure fermentate o carni.

I prebiotici invece sono ingredienti o composti che hanno un effetto benefico sulla microflora, come fibre, lattosio, alcoli di zucchero. Sono carboidrati a catena corta che possono essere fermentati nell’intestino crasso e stimolare la crescita di bifidobatteri potenzialmente benefici.

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Mantieni uno stile di vita sano

Sonno e difese immunitarie

La ricerca mostra che le persone che non dormono bene sono più inclini a sviluppare malattie dopo essere state esposte ad un virus. Questo avviene perché quando dormiamo il nostro sistema immunitario rilascia delle proteine chiamate citochine, responsabili della lotta contro le infezioni. La mancanza di sonno può quindi ridurre la produzione di questa proteina e renderci più vulnerabili ad alcuni virus.

Smetti di fumare e mantieniti attivo

Il fumo delle sigarette è associato a numerose malattie e rappresenta una seria sfida per il sistema sanitario mondiale. Il fumo infatti ha un impatto sia sull’immunità innata che su quella adattativa e svolge un duplice ruolo negativo sia nelle risposte immunitarie patogene sia nell’immunità difensiva.

insulinaresistenza difficoltà perdere peso

Insulinoresistenza e difficoltà a perdere peso

Insulinoresistenza:
l’organismo non utilizza in modo ottimale l’insulina. È dunque necessario che, per ottenere l’effetto idoneo ad abbassare la glicemia nel sangue, l’organismo produca più insulina oppure ne venga iniettatta una dose maggiore.
[Fonte: DIABETE.NET]

Sintomi dell’insulinoresistenza

Alcuni miei pazienti, pur seguendo una dieta corretta e movimento fisico, non riescono a perdere peso in alcun modo.

A questa problematica si associano talvolta dei sintomi particolari, come la perdita di fame. In altri casi invece succede esattamente l’opposto e si manifesta un forte desiderio di cibo dolce e più raramente di cibo salato.

Questo avviene in genere dopo alcune ore dai pasti, soprattutto se i pasti sono stati particolarmente ricchi di carboidrati (es. frutta).

I soggetti che presentano questi sintomi sono solitamente in un range che va dal sovrappeso all’obesità grave e hanno un accumulo di grasso addominale importante.

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Spesso queste persone hanno anche familiari che hanno avuto o hanno problemi di diabete o anomalie legate all’assimilazione degli zuccheri.

L’accumulo di grasso in genere non si manifesta solo esternamente (grasso sottocutaneo), ma anche internamente (grasso viscerale) e si presenta compatto, dando all’addome una conformazione ad anguria.

Questa è riconoscibile soprattutto negli uomini che a volte, pur essendo magri nel resto del corpo, si ritrovano con il ”pancione”.

Non a caso un mio paziente mi racconta che i suoi colleghi gli chiedono spesso a che mese di gravidanza è. Ovviamente si tratta di una burla, ma vi fa capire come si presenta l’addome a livello estetico.

Nelle donne invece una maggiore distribuzione del grasso rende meno evidente questo fenomeno, ma le conseguenze negative sono le stesse.

Vediamo insieme le cause della resistenza all’insulina.

Le cause della resistenza all’insulina possono essere ormonali, genetiche o farmacologiche.

processo insulinoresistenza

Glicemia: cos’è?

Quando mangiamo carboidrati semplici o complessi – frutta, pasta, pane, fette biscottate, etc. – gli zuccheri contenuti in questi alimenti raggiungono il sangue a seguito della digestione.

La glicemia ci indica la quantità di zucchero presente nel sangue in un determinato momento.

Se assumiamo zuccheri semplici, come quelli contenuti in dolci, marmellate, zucchero da cucina, la glicemia sale molto velocemente.

Se mangiate carboidrati complessi, come pane, pasta, riso, fette biscottate, la glicemia sale più lentamente, soprattutto se le farine sono integrali.

Tenete a mente questa cosa perché è importantissima e vi farà comprendere molti errori alimentari comuni.

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Glicemia e insulinoresistenza

Quando la glicemia raggiunge una certa soglia l’organismo produce un ormone, l’insulina, in modo che lo zucchero vada dal sangue alle cellule, dove viene utilizzato.

Questo meccanismo fa sì che i livelli di zucchero nel sangue non salgano e non scendano mai oltre determinati valori consentendo all’organismo di avere “combustibile” in modo costante e continuo.

Può succedere tuttavia che l’insulina di alcune persone non svolga correttamente il suo lavoro e che questi soggetti abbiano una scarsa sensibilità all’insulina (insulinoresistenza).

glucosio sangue insulinoresistenza

Effetti negativi della resistenza all’insulina

Se l’insulina non opera come dovrebbe, la glicemia fatica a scendere e di conseguenza l’organismo produce più insulina per compensare (iperinsulinemia). Questo causa due problemi fondamentali:

– L’insulina è un ormone ingrassogeno, tanto che viene usato dagli atleti come doping per aumentare di peso, ed è una delle cause principali dell’accumulo di grasso, compreso quello viscerale. Per questo chi ha questo problema fa molta più fatica a dimagrire.

– A lungo andare un’eccessiva produzione di insulina fa sì che le cellule nel pancreas che la producono si logorino. Un po’ come se in una fabbrica gli operai scioperassero perché viene richiesta una produzione esagerata per un periodo troppo lungo.

Questo si manifesta con una riduzione graduale della produzione dell’insulina. Con meno insulina nell’organismo la glicemia rimane alta e ben oltre i livelli standard, e questo determina lo sviluppo di una patologia più grave, cioè il diabete di tipo 2.

Più utilizziamo zuccheri semplici come miele, marmellate, dolci, gelati, zuchero da cucina, fruttosio, etc. e più la glicemia salirà in modo repentino, richiedendo alte dosi di insulina che, a sua volta, farà scendere velocemente la glicemia facendoci tornare la voglia di dolce.

Se usiamo invece zuccheri complessi derivanti da matrici integrali come ad esempio la pasta integrale, il riso non lavorato, etc. e valutiamo nel modo corretto i carichi glicemici di ogni singolo pasto, ci saranno meno picchi glicemici e di conseguenza un minore rilascio di insulina e relativi vantaggi sulla forma fisica.

Teniamo in considerazione che l’80% dell’insulinoresistenza si può curare con il corretto approccio dietoterapico.

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Come valutare se si ha insulinoresistenza?

Cosa si può fare per capire se abbiamo una problematica legata alla sensibilità all’insulina?

Sotto la guida del vostro consulente per la salute:

– Valutare il proprio indice di massa corporea BMI: l’obesità infatti causa insulinoresistenza.

– Valutare se si ha spesso improvvisa voglia di dolci, insieme a tremori, sudorazione fredda e sete.

– Verificare se in famiglia ci sono parenti di sangue con questi problemi (diabete o insulinoresistenza).

– Verificare se si stanno utilizzando farmaci a base di cortisone, che è un antagonista dell’insulina.

– Valutare la glicemia a digiuno e nella fase post prandiale (due ore dopo un pasto). Se questa supera il range statistico conviene approfondire la diagnosi con una curva glicemica.

– Fare una curva glicemica, che è una vera e propria prova del nove. L’esame consiste in tre prelievi del sangue: il primo a digiuno, il secondo a un’ora dall’assunzione di una importante quantità di zucchero, il terzo dopo due ore. In ogni prelievo verrà valutata la glicemia e l’insulina in modo tale da poter tracciare una doppia curva.

– Se invece non si desidera andare in ospedale, si può fare un esame più “casalingo”, ma sempre sotto controllo medico, in cui si valuta la glicemia a digiuno in farmacia: basta una puntura sul dito e non il prelievo vero e proprio.

Dopodichè si fa una colazione molto zuccherina (ad esempio, un cappuccino con due bustine di zucchero, aranciata e croissant con marmellata) e, dopo due ore dalla colazione, si misura nuovamente la glicemia.

Ovviamente l‘esame non è attendibile e completo tanto quanto la curva glicemica, ma può darci un’indicazione utile in modo meno invasivo.

Vuoi approfondire l’argomento? Leggi: “Dieta per diabetici: alimentazione e regole generali”.