alimenti per bambini nutrizionista enrico veronese

Gli alimenti per bambini non sono sani: lo studio

Gli alimenti per bambini attualmente sono sicuramente tra i prodotti più venduti e utilizzati. Eppure, secondo alcuni studi scientifici, sembra che questi non siano certo salutari per i più piccoli: alcuni contengono una quantità eccessiva di zuccheri, di grassi o di sale. Appare dunque evidente che bisogna prestare molta attenzione a quello che si acquista, così da essere sicuri di puntare su cibi sani.

Alimenti per bambini: fanno davvero male?

Al giorno d’oggi abbondano le pubblicità che riguardano cibi per bambini, assai attraenti e che sono particolarmente graditi ai più piccoli. Vengono promessi benefici notevoli, a partire dalla capacità di garantire un apporto sufficiente di nutrienti fondamentali, fino ad arrivare a vitamine ben concentrate, utili per il sistema nervoso, ad esempio. Eppure, uno studio di una Ong tedesca ha evidenziato che vi sono alcuni aspetti poco chiari e che non fanno corrispondere i benefici promessi in pubblicità alla composizione dei prodotti. Lo studio ha preso in esame una serie di alimenti appartenenti a ben 16 aziende differenti: queste, in precedenza, avevano firmato un impegno volontario per finalità di marketing responsabile rivolto ai bambini. Tra i marchi più famosi che sono stati oggetto di studio vi sono Danone e Nestlé, giusto per citarne un paio. I risultati sono stati alquanto allarmanti se si considera che 10 delle 16 aziende pubblicizzano una serie di alimenti non certo sani per la salute dei più piccoli. Ad avere il “primato” nella classifica di aziende che pubblicizzano prodotti per bambino non ben bilanciati da un punto di vista nutrizionale è Nestlé che ne sponsorizza ben 44. Segue Kellogg’s con 24 e Ferrero con 23 prodotti alimentari.

Un’analisi allarmante e che non si può trascurare

Foodwatch è l’Ong tedesca che si è occupata di studiare con attenzione le caratteristiche nutrizionali di alcuni degli alimenti per bambini più sponsorizzati. Ne sono stati esaminati oltre 280, confermando che più dell’85% è malsano e contiene un quantitativo di zuccheri, grassi o sale in eccesso. Si tratta di un dato certamente non trascurabile e che pone all’attenzione di genitori di ogni parte del mondo l’importanza di far assumere alimenti sani ai propri bambini. Le conseguenze di un’alimentazione scorretta possono essere molto importanti: a partire da disturbi metabolici che comportano problemi di linea o obesità, fino ad arrivare a conseguenze a medio-lungo termine a carico del sistema cardiovascolare, per fare un esempio. Stando ai criteri stabiliti dall’Organizzazione Mondiale della Sanità, questi alimenti non dovrebbero assolutamente essere destinati a bambini. Quello che è emerso dallo studio di Foodwatch è che non vi è bilanciamento tra marketing e ingredienti degli alimenti. Il che vuol dire che né la politica né tanto meno le imprese hanno mantenuto le promesse in ambito di una maggiore protezione dei bambini e dei giovani nei confronti della pubblicità di cosiddetto “junk food”, ossia cibo spazzatura. E non è cambiato molto anche rispetto allo stesso studio svolto da Foodwatch nel 2015 che parlava di un 89% di prodotti non salutari.

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I pericoli nascosti dietro alimenti sbagliati

Negli ultimi anni l’attenzione attorno ad alimenti indicati prettamente per bambini è andata sempre più ad aumentare. Questo perché i dati relativi all’obesità infantile e all’insorgere di disturbi metabolici nei più piccoli sono in drastico aumento. La conclusione che è stata tratta da questo studio è che buona parte dei prodotti pubblicizzati per bambini può essere considerata come una vera e propria bomba di zucchero e grassi. Oliver Huizinga, ossia colui che è stato a capo del team che ha svolto le analisi, ha detto che questa è una situazione che non va sottovalutata e a cui bisogna prestare attenzione così da saper scegliere in modo preciso cosa dare ai propri piccoli. Lo stesso ha ammesso che servono delle leggi per ridurre la concentrazione di zucchero presente in cibi e anche in alcune bevande. Senza dimenticare che andrebbero create delle normative ad hoc per indurre le aziende stesse a commercializzare direttamente ai bambini solo alimenti sani. A sostegno degli studi svolti da Foodwatch vi sono anche una serie di enti e società mediche che appoggiano queste idee, oltre all’OMS, così da avere un’alimentazione migliore da somministrare ai piccini.

I dettagli dei risultati dello studio

Andando a vedere i dati forniti da Foodwatch, si può dedurre che il rischio che un bambino mangi qualcosa di poco sano tra quelli che sono i cibi più pubblicizzati per la sua categoria, è davvero molto elevato. Numeri allarmanti, ancora di più se si pensa che vi sono colossi del mondo dei dolciumi, ma non solo, come Nestlé, Ferrero, Danone e Unilever. Nel 2007 queste, con altre aziende del settore, avevano sottoscritto quello che viene considerato UE Pledge, ovvero un impegno volontario ad attuare un marketing responsabile. Questo voleva essere una vera e propria garanzia non solo per i più piccoli, ma anche per i genitori che avrebbero così potuto avere certezza di acquistare cibi sani. I marchi di cui sono stati analizzati alcuni prodotti sono: Nestlé, Danone, Kellogg’s, Ferrero, Burger King, PepsiCo, Royal Friesland Campina, Coca Cola, Intersnack, Mars, McDonald’s, Unilever, Bel Group, Mondelez, Lorenz Snack-World e Lindt. Appare dunque evidente che occorre un radicale cambio di marcia per invertire il trend e fare in modo che effettivamente i bambini possano mangiare prevalentemente cibi sani e che si adattino alle loro esigenze nutrizionali. I casi di obesità infantile stanno diventando sempre più numerosi anche in Italia e, in generale, in tutto il continente europeo. Una situazione che non può essere sminuita e che permette di prevenire patologie gravi e che possono avere conseguenze importanti per la salute.

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Differenze tra lo studio del 2021 e quello del 2015

Lo studio che è stato svolto sempre da Foodwatch ha delle differenze sostanziali rispetto allo stesso che è stato messo in atto nel 2015. Le cose non sembrano essere migliorate moltissimo, rispetto a quanto ci si aspettava dagli anni scorsi. Già dopo le analisi e i preoccupanti risultati del 2015, furono diverse le autorità politiche che si esposero direttamente, ponendo l’accento sull’importanza di garantire ai più piccoli cibi sani e salutari. La percentuale di alimenti non proprio benefici per l’organismo umano in quell’anno arrivò precisamente all’89,1%. Se si pensa che oggi si parla di 3,6 punti in meno, i dati non sono poi così tanto incoraggianti. L’obiettivo era quello di arrivare ad almeno 5 punti in meno, così da garantire realmente un cambiamento da portare avanti nel corso del tempo Appare dunque evidente che c’è qualche falla in quella che è l’autoregolamentazione volontaria dell’industria alimentare finalizzata a una commercializzazione di alimenti sani per i bambini. L’unica azienda che ha migliorato il suo marketing e la qualità dei suoi prodotti è stata Danone che ha ridotto la percentuale di cibi dedicati ai più piccoli, passando dal quasi 97% a poco meno del 59%. Ciò è avvenuto in quanto la stessa azienda ha scelto di ritirare o modificare in maniera consistente la composizione di una serie di prodotti che nel 2015 furono considerati non proprio sani.

adele dieta sirt

Dieta Sirt di Adele: come ha fatto a dimagrire

Molti giornali hanno parlato dell’eccezionale cambiamento fisico della cantante Adele grazie alla dieta Sirt.

Personalmente non so cos’abbia fatto realmente Adele per dimagrire. Personaggi di quel calibro hanno uno staff e dei mezzi che le persone comuni, che affrontano normale regime alimentare, sicuramente non possono permettersi.

Inoltre non vanno trascurati importanti interessi economici che ci sono dietro a  determinati meccanismi, come in questo caso dire di aver fatto o non aver fatto una determinata dieta.

Però trovo assolutamente interessante lo spunto che ci da’ per un approfondimento su questo tipo di dieta, sui principi e sulle reali possibilità di efficacia.

Dieta Sirt, perché la sconsiglio.

La dieta sirt è semplicemente una dieta inventata da due nutrizionisti secondo una loro logica che non ha basi scientifiche supportate da studi, che utilizza una ventina di alimenti sirtuino stimolanti sovente sotto forma di frullati e centrifugati, associati a fonti proteiche come pesce, soia.

Le prime settimane si fa una restrizione, sotto le 1.000 Kcal per i primi tre giorni delle prime due e 1.500 kcal i secondi tre giorni sempre delle prime 2 settimane, poi si prosegue con un mantenimento a calorie superiori.

Potete approfondire sul web, ci sono molti articoli in merito.

In poche parole una sorta di dieta lampo che non ha nulla a che vedere con la costruzione di uno stile di vita consolidato che vi consenta di avere risultati che durino nel tempo.

Il programma prevede  una perdita di peso subito, dalla prima settimana causato però da una forte privazione calorica e dall’uso di molti principi presenti nei cibi sirt che favoriscono la dieuresi (anche perchè assunti sovente in frullati con liquidi).

Le perdite di peso repentine sono perlopiù dovute a sostanze utili che l’organismo impiega per sopperire all’emergenza, e alla perdita d’acqua che è si positiva ma che poi viene comunque recuperata.

In poche parole si pesa meno, ma si rimane sempre con lo stesso grasso, con il rischio di avere un aspetto patito e stanco.

La dieta Sirt no, dieta ricca di sirtuine si!

Cosa sono le sirtuine?

Intanto cosa sono le sirtuine? e poi vi diro perché invece la dieta sirt non funziona.

Le sirtuine sono proteine, sono sette, e ci aiutano a vivere piu’ a lungo e non solo. I responsabili della produzione di queste proteine sono sette geni che agiscono quando la cellula è in condizione di difficoltà, digiuno, stress, allenamento , freddo etc.

La produzione delle sirtuine è legata al diabete di tipo 2 e alla sindrome metabolica, migliorano il sistema circolatorio, diminuiscono le infiammazioni, regalano il ciclo sonno veglia e soprattutto rientrano nella riparazione del DNA danneggiato.

Le sirtuine ci permettono di vivere più a lungo e in salute e soprattutto più magri.

C’è un modo di stimolare la produzione di sirtuine? la risposta è si’

La dieta e il movimento fanno aumentare le sirtuine.

Nel mio metodo inserisco sempre a rotazione una serie di alimenti o principi attivi che stimolano queste proteine della longevità.

Alimenti come cavolo, frutta secca, fragole, cioccolato fondente, uva, peperoncino cipolle, thè verde, soia, rucola, caffè, prezzemolo, ma anche integratori come curcuma, vit B3 (nicotinammide ribosoide), polifenoli tra questi: quercetina, fisetina, gli stilbeni, antocianidine e resveratrolo (anche presenti nei cibi elencati prima).

Pur essendoci molti presupposti scientifici in merito, studi sull’uomo che ci diano la certezza che un determinato tipo di alimentazione sia sicuramente legata all’aumento delle sirtuine, non ce ne sono.

Di contro, la dieta ipocalorica, il movimento e tutti gli alimenti e principi attivi che ho elencato sino ad ora sono comunque funzionali al nostro benessere psicofisico, fondamentali a prescindere dalla produzione o meno di sirtuine per vivere bene a lungo e sani.

Quindi è sempre e comunque un bene che questi alimenti siano presenti nella nostra alimentazione.

La dieta non deve essere privazione, ma compensazione.

Come ho già spiegato in molti miei video e articoli la dieta non deve essere privazione, ma compensazione.

Cosa significa questa frase? Significa che non bisogna semplicemente togliere degli alimenti per dimagrire, ma dobbiamo  fare delle sostituzioni adeguate, accurante e soprattutto personalizzate.

L’unico risultato che si ottiene a fare delle restrizioni e quello poi di avere una risposta uguale e contraria dall’organismo che farà una compensazione recuperando tutto il peso perso con i relativi interessi.

Vi invito a vedere sul mio canale YouTube il mio video “Dimagrire mangiando” che spiega in modo approfondito questo concetto.

Concludendo sicuramente inserire nella dieta cibi Sirt che sono salutari, sono buoni e fanno bene, ma sempre comunque fare delle diete equilibrate, ponderate che diventino uno stile di vita e ci permettano di avere dei risultati che permangono nel tempo.

Ricordatevi che la dieta giusta è quella che vi fa perdere peso e poi vi consenta di mantenere il peso perso.

accelerare metabolismo nutrizionista enrico veronese

5 trucchi per accelerare il metabolismo

Chiunque si sia rivolto, almeno una volta nella vita, ad un dietologo o ad un nutrizionista ha sentito parlare di metabolismo e della necessità di tenerlo sotto controllo. Ma come si può accelerare il metabolismo?

Partiamo dalle basi: Cos’è il metabolismo?

Con il termine metabolismo si indicano tutte quelle reazioni chimiche che il corpo mette in atto per convertire il cibo che ingeriamo in energia, per espellere le tossine e per rendere funzionali le varie reazioni cellulari come gluconeogenesi, lipogenesi etc.

La velocità con cui questo processo avviene è ovviamente dettata dall’età e da fattori genetici, ma, come per tutte le reazioni chimiche, anche il metabolismo può essere accelerato, basta mettere in atto una serie di semplici accortezze quotidiane. Vediamo quali:

Svolgi attività fisica

Potrebbe sembrare un cliché, ma praticare con costanza uno sport aiuta effettivamente a stimolare e ad accelerare il metabolismo. Durante lo svolgimento di attività fisica, infatti, il metabolismo si velocizza e si mantiene a livelli elevati anche parecchie ore dopo l’allenamento. Inoltre, essendo il muscolo un tessuto vivo in continuo rinnovamento, le sue necessità metaboliche sono più alte, e, pertanto, maggiore è la nostra massa muscolare, maggiore sarà il consumo di energia del nostro corpo.

Per sfruttare al massimo i benefici derivanti dallo sport è consigliabile praticare differenti attività, alternando esercizi di muscolazione, che stimolano l’aumento della massa muscolare, con sport aerobici a bassa intensità quindi sicuramente meglio la camminata alla corsa. Queste attività vanno sviluppate in modo costante e modulare. Il segreto è quello di fare poco, ma in modo costante. Fare movimento per poi interromperlo, o farlo a singhiozzo è assolutamente dannoso e improduttivo e si rischia di ottenere il risultato opposto, cioè l’aumento del peso.

Bevi molta acqua… Ma non solo!

Idratare il nostro corpo è fondamentale per il suo corretto funzionamento e non dobbiamo mai dimenticarcene. Oltre ai tantissimi effetti benefici che l’acqua apporta al nostro corpo –  come aiutarci nella digestione, regolarizzare l’attività intestinale, drenare e depurare i liquidi in eccesso e migliorare le funzioni vitali -, essa ci consente anche di mantenere sotto controllo il metabolismo. Una ricerca svolta dal J Clin Endocrinol Metab ha infatti rilevato che assumere 500 ml d’acqua aumenta il tasso metabolico del 30%. L’effetto dell’acqua, però, ha una durata estremamente breve – da 40 fino ad un massimo di 90 minuti in seguito all’assunzione – ed è per questo che si consiglia di berne almeno due litri al giorno, ovviamente distribuiti in modo equo nell’arco dell’intera giornata. Secondo uno studio dell’Associazione Internazionale per lo Studio dell’Obesità, l’assunzione di questa determinata quantità di liquidi fa sì che il nostro dispendio energetico giornaliero aumenti di circa 400 kJ.

E chi ha difficoltà ad assumere così tanta acqua? Niente paura: anche il caffè (massimo tre al giorno)  e il tè verde sono degli ottimi alleati nell’accelerazione del metabolismo. Alcuni scienziati hanno evidenziato che consumare circa 3 tazze di caffè al giorno permette di bruciare fino a 100 calorie in più, mentre altre ricerche hanno rilevato che il tè verde può aumentare il metabolismo dei grassi. Gli effetti di queste bevande, tuttavia, sono estremamente variabili da persona a persona, ed è dunque sempre opportuno integrarle con il consumo di   e valutare con il proprio nutrizionista.

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Mangiare per dimagrire!

Quante volte mi avete sentito dire questa frase nei video o articoli?
Talvolta possiamo essere indotti a pensare che digiunare rappresenti un valido aiuto nella dieta, ma in realtà è l’esatto opposto: non ingerire cibo sufficiente nel corso della giornata causa infatti un rallentamento nel metabolismo, con conseguenti e repentini aumenti di peso non appena si torna ad assumere le corrette quantità di alimenti. Inoltre, anche far trascorrere troppo tempo tra un pasto e l’altro può indurre una diminuzione dell’attività metabolica. Per questo è utile avere sempre a portata di mano uno snack leggero e salutare da consumare a metà mattina e al pomeriggio. La scelta migliore sono ovviamente le verdure crude, ricche di vitamine, antiossidanti, minerali e fibre, ma se siete di fretta potete sostituirle con una manciata di frutta secca a guscio – noci, mandorle o semi, per esempio -, un alimento completo che fornisce al nostro corpo tutto ciò di cui ha bisogno. Le noci e i semi, in particolar modo le noci del Brasile, sono inoltre ricche di ferro e di selenio, minerali fondamentali per il corretto funzionamento della ghiandola tiroidea, che regola il metabolismo. Una ricerca pubblicata dall’American Physiological Society dimostra che una dieta ricca di ferro e selenio permette alla tiroide di produrre la giusta quantità di ormoni e, conseguentemente, di accelerare il metabolismo.

Sperimenta con peperoncino e spezie

Se condimenti come olio e sale sono pressoché banditi dalle diete dei nutrizionisti, uno studio del British Journal of Nutrition ci dice che, per rendere più appetitosi e gustosi i nostri piatti, possiamo dare libero sfogo alla fantasia abbinando spezie come zenzero, pepe nero, senape e rafano, capaci di accelerare il metabolismo. Via libera anche al peperoncino, che secondo alcune ricerche è in grado di innalzare il tasso metabolico, anche se solo per un breve lasso di tempo. Ciò avviene per merito della capsaicina, che, grazie al suo effetto termogenico, può aiutare l’organismo a bruciare circa 50 calorie in più al giorno.

Le proteine sono un alleato importante per il metabolismo

Le proteine giocano un ruolo fondamentale nell’accelerazione del metabolismo: parte dell’energia che esse apportano, infatti, viene già utilizzata immediatamente dall’organismo per processarle. Secondo uno studio pubblicato da BMC, le proteine sono in grado di aumentare il tasso metabolico del 15-30%, un valore nettamente superiore rispetto a quello dei carboidrati (5-10%) e dei grassi (0-3%).

Ma qual è il cibo proteico migliore per risvegliare il nostro metabolismo? Principalmente le uova, ricche di proteine e con un bassissimo contenuto di grassi, ma anche il tonno al naturale, i legumi, le carni magre come pollo, tacchino e coniglio, la bresaola o lo yogurt magro.

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Ovviamente tutti gli accorgimenti che vi ho proposto è bene che vengano valutati insieme ad un professionista che li sappia adattare a voi nel modo adeguato.

Dieta per l’estate: 5 motivi per iniziarla subito

L’estate è il periodo migliore per iniziare una dieta, e vi spiego subito il perché.

  • Si evita un’eccessiva aspettativa. Pensare di posticipare il programma nutrizionale a settembre crea una forte aspettativa, in un periodo già difficile di per se, il rientro dalle ferie e l’inizio del lavoro  rappresentano un momento traumatico per molti e l’eccessiva pressione porta al fallimento.
  • Si ha più tempo per se stessi, iniziare la dieta d’estate consente di avere più tempo. Il tempo consente una migliore organizzazione e  organizzazione e logistica significano successo duraturo.
  • Con il caldo si mangia meno: nonostante il freddo ci faccia consumare più calorie, in estate in genere ci si tende a mangiare meno e cibi migliori (frutta, insalate, etc..)
  • Si è più felici e sereni: la motivazione, come già spiegato nel mio articolo “nella dieta la mente è tutto”, è fondamentale.
  • Si ha una maggiore consapevolezza della propria condizione fisica: nella stagione calda inevitabilmente esponiamo di più il nostro corpo e prendiamo maggiore consapevolezza dei nostri problemi, il fatto di intervenire da subito, e iniziare quindi la dieta in estate  e non in autunno evita una frustrazione che verrebbe trascinata per due mesi, data del fatidico inizio, e qui ci ricongiungiamo al punto uno. Guardarsi allo specchio, non piacersi e non fare nulla crea un forte disagio psicologico amplificato dal fatto che a luglio ed agosto se non si interviene si rischia di peggiorare la situazione. Inserire da subito invece dei piccoli cambiamenti facili, che non ci sconvolgono la vita, rappresenta una gratificazione per il nostro io, che percepisce l’intervento in corso e ci fa vivere le vacanze più serenamente e ci porta ad un miglioramento costante molto maggiore di quello che ci si potrebbe aspettare.

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In estate si evitano aspettative eccessive

Settembre è un mese complesso per la nostra psiche, rappresenta il lunedì dell’anno. Aggiungere a questo stress un impegno cosi importante e coinvolgente come una dieta può portare a forte frustrazione e all’interruzione del percorso. Tutti, chi più o chi meno, siamo stati studenti, e tutti abbiamo provato quella sensazione pesante e avvilente di interrompere un periodo di totale inattività con un periodo di studio a tappe forzate. In genere questo metodo si è rivelato sempre come un fallimento, in quanto non sono le ore di studio che fanno la differenza, ma quanto si impara, e la motivazione.

Per la dieta è la stessa cosa, e imparare coincide con abituarsi. Cambiare stile di vita è una cosa che non si può fare per imposizione, ma va fatto per acquisizione. Fare dei piccoli cambiamenti giornalieri progressivi e indolori, che non ci spostino di  troppo le nostre abitudini, in un periodo di serenità e di stato d’animo positivo come succede in estate, è una mossa vincente che crea adattamento e che ci porta al successo. Ovviamente questo avvicinamento va fatto non in modo casuale, ma vanno seguiti degli schemi preordinati che sono la base del metodo adattivo che io applico con successo con i miei pazienti. Quindi dieta in estate si, ma con metodo.

dieta estate nutrizionista enrico veronese

In estate si ha più tempo per la dieta

Altro fattore fondamentale quasi sempre sottovalutato nelle diete è il tempo. In estate si ha più tempo. Tempo significa maggiore logistica e organizzazione (vedi articolo la spesa, la conservazione la logistica) la maggior parte degli insuccessi nei programmi alimentari sono proprio causati da una poca attenzione alla parte strutturale del lavoro, che non va invece mai trascurata. La spesa, lo stoccaggio e la conservazione dei cibi, il come e dove consumarli sono elementi fondamentali a cui bisogna prestare molta attenzione. Ci sono degli indici di fattibilità che vanno applicati alle nostre procedure per capire se possano meno essere proseguite nel tempo con successo, diversamente vanno modificate. Si tratta di  parametri di fattibilità PLCP (psycophysical lifestyle control points) che permettono al professionista di capire quanto realmente il paziente sia in grado di seguire uno specifico programma e nel caso, di fare quindi le specifiche modifiche adattative.

In estate si è più sereni

Ho scritto più volte che per seguire una dieta bisogna volersi bene, in estate in genere si è più sereni, al contrario per esempio delle festività natalizie, e quando siamo più sereni, siamo più tolleranti con noi stessi e più disponibili a sviluppare un percorso senza forzature e imposizioni.

Passare i mesi estivi a dirci, ogni volta che passiamo davanti allo specchio, quanto non ci piacciamo e quanto ci odiamo per non avere i carattere sufficiente per intervenire è logorante e frustrante. Questo succede perché entriamo, nel periodo estivo, più in contatto con il nostro corpo, e involontariamente  ci confrontiamo con i modelli che continuamente ci vengono proposti dai media e dalle pubblicità che sono sempre molto distanti dalla nostra condizione. Questa frustrazione può diventare la molla per intervenire nel modo giusto e iniziare ad avere un rapporto migliore con la nostra condizione fisica.

Molti pazienti mi dicono che già l’idea di iniziare un piano alimentare corretto li porta ad essere più tranquilli e sereni. Il fatto stesso di aver preso la decisione giusta da già degli importanti risultati a livello motivazionale e quindi di umore.

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Altro elemento a favore della dieta in estate, caldo permettendo, è la possibilità di fare più attività fisica, bici, nuoto, camminate etc. il movimento all’aperto ha una funzione terapeutica che va al di là del beneficio funzionale diretto. Inoltre iniziare certe abitudini salutiste legate al movimento,  in questo periodo, a volte fa si che poi vengano mantenute anche nei mesi invernali perché il soggetto ne percepisce i molteplici benefici. Quindi dieta per l’estate 2020 da subito!

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Dieta: quando la bilancia diventa un’ossessione

Dottore, quanto peso perdo alla settimana?
Dottore, a quanti chili devo arrivare per essere in forma?
Dottore, se non perdo subito dei chili poi mi demoralizzo e la dieta non riesco più a farla.
Dottore, io mi peso tutti i giorni, faccio bene?

Queste sono alcune delle tante domande che i miei pazienti mi fanno, di solito nella fase preliminare dell’incontro. Questo perché una volta instaurato il rapporto con loro, sanno che questo tipo di domande mi fanno innervosire notevolmente. Sono, infatti, domande del tutto inutili che fanno capire quanto i modelli dietoterapici proposti sui social e sugli altri media siano superficiali, siano semplicemente business e portino il paziente a ragionare in un’unica direzione: il peso legato alla bilancia.

Questo è sbagliato e in questo articolo vi spiego il perché.

L’importanza del porsi l’obiettivo giusto

Il 99% delle persone che seguono una dieta commette un grave errore ancora prima dell’inizio.

Quale? Sbaglia l’obiettivo!

Mi direte voi: ma come è possibile sbagliare un obiettivo in una dieta? Se devo dimagrire il risultato si deve manifestare con la perdita di peso e quindi la bilancia la fa da padrona.

In realtà questo è solo una parte del reale obiettivo e se non viene completato da un disegno più complesso porta all’insuccesso. Vediamo quindi adesso qual è il reale obiettivo di una dieta.

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Qual è l’obiettivo giusto di una dieta?

L’obiettivo reale di una dieta in realtà è un doppio obiettivo. Bisogna sì perdere peso (ma quello relativo al grasso e non al peso generico!) ma soprattutto bisogna mantenere la perdita di peso nel tempo.

Se manca questo secondo aspetto tutti i nostri sacrifici verranno vanificati. Esattamente come succede nel 99% delle diete di restrizione che ci fanno perdere soldi, denaro, salute e causano una forte frustrazione.

Vediamo adesso di approfondire questi due aspetti

  •  La perdita di peso deve essere relativa al grasso.
  • Il grasso perso non deve essere recuperato perché la dietoterapia seguita deve diventare uno stile di vita.

La perdita di peso deve essere relativa al grasso

Analizziamo il primo punto: l’obiettivo di una dieta non è quello di perdere peso in generale, ma di perdere peso relativo al grasso.

Mi spiego meglio. Se una persona perde peso generico, ovvero non solo grasso, ma anche muscolo e altre sostanze (questo si verifica spesso con diete di restrizione e privazione) la persona assomiglierà a un palloncino sgonfio.

C’è pericolo che quando le persone la incontrano, le chiedano se è stata malata oppure le facciano la fatidica domanda “Che cosa ti è successo?”. Se vi fanno questa domanda vuol dire che avete sbagliato qualcosa, perché le osservazioni che dovreste ricevere sono “Come stai bene” o “Ma come ti trovo bene”.

Il dimagrimento deve essere estetico, deve essere funzionale e sempre legato a una situazione di benessere a 360°. Deve migliorare la qualità del sonno, deve migliorare la resilienza, deve migliorare l’empatia e anche il buon umore. Si deve diventare più belli e più sani.

Chi perde peso relativo al grasso è più tonico e sembra più giovane, al contrario di chi fa diete sbagliate e ha l’aria sciupata e stanca.

Vediamo di approfondire questo aspetto.

Prendiamo due persone entrambe alte 1,70 m stessa età e che pesano 70 kg.

Supponiamo che la prima arrivi da una degenza ospedaliera lunghissima di cinque anni dopo un grave incidente, mentre la seconda arrivi invece da cinque anni di intenso allenamento in palestra.

Avete sicuramente capito dove voglio andare a parare, entrambe le persone pur avendo la stessa altezza la stessa età e sulla bilancia l’identico peso saranno completamente diversi a livello estetico.

La differenza sta nel fatto che i soggetti a causa dei loro trascorsi si ritrovano con una diversa composizione corporea. Se dividiamo il corpo in tre distretti, cioè massa magra (il peso totale detratto del tessuto adiposo), massa grassa (la totalità dei grassi presenti nel corpo umano) e ossa risulterà che quello che è stato in ospedale avrà molto più grasso, pochissima massa magra e avrà un aspetto emaciato. Allo stesso tempo invece quello che arriva da cinque anni di palestra sarà in forma, muscoloso e con poca massa grassa. La bilancia è cieca, ci dice che entrambi pesano lo stesso peso, quindi ha un valore del tutto relativo.

Ci sono delle persone che sono succubi del proprio peso che lo controllano più volte al giorno. Altre che se non perdono del peso ogni settimana vanno in depressione.

Purtroppo, questi comportamenti non hanno niente a che vedere con il dimagrimento e il corretto stile di vita, ma hanno una matrice di ordine psicologico (che tratterò nei prossimi articoli).

Se una persona lega la sua felicità al mezzo chilo in più o in meno di peso perso, questo significa che ha una vita vuota, non ha altre soddisfazioni e il grasso è l’ultimo dei suoi problemi. La dieta si deve fare per stare in equilibrio, per dimagrire, ma soprattutto per stare bene e acquisire uno stile di vita corretto.

La perdita di peso va mantenuta

Arriviamo quindi con questo presupposto al secondo importantissimo obiettivo: i risultati vanno mantenuti.

Non basta semplicemente perdere del peso: il grasso perso non deve venire più recuperato, anzi deve venire ulteriormente diminuito.

Questo può avvenire soltanto se la dieta diventa un modo di vivere, un’abitudine consolidata, un’educazione progressiva con più moduli dietoterapici che vadano progressivamente a creare un adattamento.

Non siete voi che vi dovete adattare alla dieta ma è la dieta che si deve adattare a voi e alla vostra vita. Arriviamo quindi ad un altro punto fondamentale.

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La dieta deve essere fattibile

La fattibilità è un elemento fondamentale per il successo del percorso.

Il petto di pollo a colazione può essere giusto, ma non è fattibile, perché è scomodo (si pensi alla colazione fuori casa) non è nelle vostre abitudini, né nella nostra cultura.

Non basta che il cibo sia corretto a livello nutrizionale, ma deve essere recepito a 360 gradi e rientrare nelle vostre consuetudini, e non deve essere una forzatura.

Inoltre, non è pensabile cambiare modello esistente con un unico programma, va fatto progressivamente cercando di causare meno traumi possibili.

La dieta dev’essere un’abitudine, non una forzatura

Nel momento in cui inizio a pormi la domanda “Quanto tempo deve durare questo programma?” vuol dire che state sbagliando qualcosa. Dovete pensare che il programma ideale deve essere un’abitudine, come lavarsi i denti. Non viene in mente a nessuno di chiedere al dentista, dopo un’otturazione, per quanto tempo vi dovete lavare i denti, perché si metterebbe a ridere.

Il programma corretto se acquisito nel modo giusto deve avere la stessa ricezione culturale. Deve diventare parte della vostra vita in modo consolidato e vi deve mancare quando non lo fate.

Questo ovviamente è impossibile farlo con un unico programma per quanto adattato sia. Occorrono una serie di moduli che gradualmente portino il paziente a un cambio radicale delle abitudini senza traumi e senza scossoni. Moduli semplici lineari ad alta fattibilità, adattati completamente alla vita e al carattere del paziente che lo portino gradualmente a recepire un nuovo modello di vita, che gli consente di essere più magro, più sano, di non avere fame e di mantenere risultati nel tempo.

In tutto questo contesto come avrete capito la bilancia ha un ruolo marginale e se non interpretata nel modo corretto può diventare un ostacolo insormontabile.