Quanta acqua bere durante il giorno

Avena e legumi per dimagrire

Ho già parlato in altri articoli dell’importanza del microbiota  cioè della flora intestinale e di come influisce sull’assimilazione dei cibi e sulla salute fisica e psicologica in generale. Adesso facciamo un’analisi degli alimenti che favoriscono l’eubiosi, cioè quel corretto equilibrio tra la flora intestinale e lo sviluppo di colonie positive e funzionali.

Infatti ci sono alimenti che hanno funzione prebiotica, cioè che fanno da nutrimento ai batteri e ne favoriscono lo sviluppo.  Tra queste sostanze che sono classificate come fibra, ci sono sicuramente i Betaglucani  che sono contenuti nell’avena.

Avena: betaglucani e loro potenziale ruolo salutistico

Iniziamo con il dire che in base al vegetale dove sono contenuti i betaglucani hanno composizione chimica diversa

[su_expand more_text=”Mostra tutto” less_text=”Non mostrare” height=”50″ hide_less=”no” text_color=”#333333″ link_color=”#0088FF” link_style=”default” link_align=”left” more_icon=”” less_icon=”” class=””](Approfondimento chimico: sono costituiti ancora da glucosio e la cosa particolare è che ci sono blocchi di glucosio attaccati fra loro attraverso legame beta 1-4, separati da glucosio attaccato con legame beta 1-3. Quindi si vengono a creare delle sorti di ripetizioni     1-4,  1-3  1-4 1-3. Le proporzioni di queste ripetizioni sono caratteristiche delle fonti alimentari che contengono. Per esempio in generale nei vegetali prevalgono i legami  beta 1-4 in rapporto 2.2,2.6 : 1 con i legami beta 1-3. In altre specie come il sorgo il rapporto è più 1:1)[/su_expand]

Fiocchi di avena per dimagrire
Gli atleti utilizzano molto i plumcake di farina d’avena

Orzo e avena sono senza dubbio tra i cereali che maggiormente contribuiscono all’introduzione di betaglucani attraverso la dieta e proprio da questi due cereali si estraggono i betaglucani per poi aggiungerli ad altri prodotti alimentari per arricchirli.

crusca di avena per dimagrire
L’avena può contenere glutine per cross-contamination

L’avena ha i betaglucani con caratteristiche di viscosità e solubilità ideali, poichè hanno conformazione spaziale più ampia.

Quindi tra le fonti di betaglucani trovate orzo avena, segale, ma anche, in minor quantità, frumento, riso e mais.

La fibra ha la proprietà di non essere digerita, sebbene sembri una cosa negativa, in realtà può andare ad influenzare la funzionalità gastrointestinale, oltre che l’attività del nostro microbiota, determinando delle condizioni più positive per l’ospite. I betaglucani (avena)  hanno importanti proprietà funzionali di modulazione per il riassorbimento del colesterolo.

Approfondimento chimico: Per quanto riguarda l’ORZO vediamo che il 70% delle molecole è con legame beta 1-4 e il 30 % con legame 1-3. Quindi abbiamo da 2 a 3 segmenti legati 1-4 e 1 segmento legato 1-3 e poi via via si trova ripetuto così. Questo capite dunque che offre una struttura molto flessibile che permette di essere solubile; se noi pensiamo ad una cellulosa, molto rigida come struttura, che forma delle fibrille, difficilmente risulterà solubile. Invece, una struttura dove ci sono dei legami che permettono di avere una certa conformazione spaziale più ampia, più modellabile, ha caratteristiche diverse. Quindi questi tipi di legami dell’Orzo permettono di formare soluzioni viscose, caratteristica importante per questo tipo di fibra e non solo. Nei cereali la situazione cambia perché i betaglucani contengono più del 50% di legami 1-3 e meno i legami 1-4, e questo fa si che  la capacità di solubilità, viscosità, sia diversa. Per questo motivo le fonti principali di betaglucani che si utilizzano perché sono migliori dal punto di vista delle proprietà tecnologiche e funzionali sono quelle derivate dall’orzo e dall’avena)

Sovente vengono addizionati agli alimenti proprio per poter utilizzare claim in etichetta relativi alle proprietà positive relative al riassorbimento del colesterolo e alla riduzione di un potenziale fattore di rischio delle malattie cardiovascolari.

Il raggiungimento di queste proprietà funzionali si ha quando l’introduzione è pari a 3 gr al giorno.

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Legumi: proprietà e benefici

Nei legumi ma anche nel cavolo verza, cavoletti di Bruxelles, broccoli, asparagi, troviamo invece carboidrati costituiti da 3 a 9 unità  di zuccheri semplici come raffinosio, stachiosio, verbascosio, maltotriosio. La loro caratteristica comune è che sono indigeribili e inassorbibili, ma vengono fermentati a livello della flora intestinale residente nell’intestino crasso e nel colon favorendo la flora microbica.

Il fatto che questi composti siano considerati altamente fermentiscibili vuol dire che sono substrato utilizzato dal microbiota intestinale con conseguente produzione di gas. Questi gas sono diversi (CO2, metano e idrogeno) e dipendono dal tipo di microorganismo, quindi dall’attività che si ha a livello intestinale e l’effetto è quello della flatulenza associata al consumo degli alimenti che sono particolarmente ricchi di questi composti. Questo potrebbe  essere un aspetto negativo.

Crusca di avena e legumi
L’avena si può associare alla frutta e frutta secca

Alcuni effetti dei legumi

  • Stabilizzazione, miglioramento del microbiota intestinale
  • Miglioramento delle funzioni intestinali (es.: miglioramento formazione feci, regolarità intestinale, consistenza delle feci. Tutte variabili importanti perché portano a minor permanenza nell’intestino delle feci e quindi di sostanze potenzialmente tossiche sia provenienti dall’esterno che prodotte dei microorganismi)
  • Aumento dell’assorbimento dei minerali e aumento della salute delle ossa
  • Modulazione della produzione di peptidi a livello gastrointestinale e quindi effetto sul metabolismo energetico e sazietà (es.:. Ormoni o molecole segnalatori di quello che stiamo assumendo e quindi modulano i meccanismi di sazietà etc.
  • Ruolo importante nello sviluppo del sistema immunitario ben funzionante dopo la nascita (i prebiotici vengono aggiunti alle formule sostitutive del latte  materno)
  • Miglioramento della funzione della barriera intestinale e riduzione dell’endotoxemia metabolica (cioè della diminuzione della barriera che evita che le sostanze tossiche o alcuni microorganismi possano passare in circolo)
  • Riduzione del rischio di infezioni intestinali (in modo indiretto perché porta ad un miglioramento della composizione del microbiota e questo favorisce la microflora positiva a scapito di quella negativa che causa le infezioni

Ulteriori effetti (probabili)

Altri effetti ma non ancora del tutto certi, ma su cui ci sono già alcune evidenze scientifiche sono:

  • Riduzione del rischio di obesità, di diabete di tipo 2, di sindrome metabolica
  • Miglioramento sull’infiammazione a livello intestinale e quindi di alcuni tipi di patologie caratterizzate dall’infezione del colon
  • Riduzione del tumore al colon

Nei prossimi articoli parlerò di altri importanti fibre prebiotiche: fos, inulina, gomme mucillagine e pectine, che sono i maggiori produttori tramite fermentazione intestinale  di acidi grassi a catena corta, di acido acetico, propionico e butirrico  che hanno fondamentali aspetti funzionali.

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dott. Enrico Veronese

Dimagrimento, muscoli e buon umore partono dall’intestino: microbiota, probiotici, prebiotici

Dimagrimento,muscoli e buon umore partono dall’intestino :microbiota, probiotici, prebiotici

C’è una stretta correlazione tra la flora batterica che vive nel nostro intestino (microbiota intestinale)  e il dimagrimento. Non solo:  si è anche  visto che i batteri  che popolano il tratto terminale del colon sono responsabili  della produzione di  serotonina, importante neurotrasmettitore che gioca un ruolo importante nella regolazione del nostro umore (ha anche molte altre funzioni che vedremo in un prossimo articolo). Il microbiota non è altro che l’insieme di micro-organismi che  ospitiamo nel nostro intestino e che vivono in simbiosi con noi. In questo insieme sono compresi  batteri, funghi (lieviti), protozoi, virus.

Per  quel che concerne i batteri  ce ne sono di vario tipo (phylum) e sono così numerosi che l’insieme delle cellule dei microrganismi che coabitano  con noi è superiore al numero delle cellule umane. Questi microrganismi possono avere caratteristiche positive o negative in base alle loro caratteristiche e metabolismi ; è chiaro che il nostro scopo deve essere quello di favorire la proliferazione di colonie funzionali a discapito di altre che sono dannose.  Il microbiota intestinale non va confuso con il microbioma che è conseguente ad esso e riguarda l’insieme di tutti i geni che possiede la flora batterica (microbiota).  A volte questi termini vengono usati in alcuni articoli come sinonimi creando una certa confusione.

Il microbiota e il microbioma sono legati al dimagrimento.

dott. Enrico Veronese
il microbiota è composto da batteri ,lieviti, virus

Alcuni esperimenti su animali hanno dimostrato che la microflora intestinale influisce in modo inequivocabile  sull’assimilazione degli alimenti.  L’esperimento consisteva nel modificare il microbiota intestinale  di topi obesi con colonie batteriche derivanti da topi magri. In pratica ai topolini obesi oltre ad una dieta standard venivano addizionate le feci (che contengono quasi il 60% di batteri) dei topi magri. So che può apparire una cosa particolarmente disgustosa, ma nella realtà dei fatti è un modo diretto per “trasferire “ un patrimonio batterico da un essere ad un altro. In medicina questo viene chiamato trapianto fecale. Trascorso un certo periodo col modificari del microbiota i topi grassi hanno iniziato a perdere peso (pur mangiando le stesse calorie).  Nonostante ci sia sperimentazione di queste metodiche anche sugli esseri  umani, posso tranquillizzarvi dicendo che esistono altre vie per migliorare la flora intestinale oltre quella appena descritta.

Per migliorare il nostro microbiota intestinale in modo semplice e pratico dobbiamo operare su più fronti. Per prima cosa  dobbiamo avere una dieta equilibrata ricca di fibra e non lasciare troppe ore l’organismo a digiuno. Uno studio dimostra che chi fa il turno di notte al lavoro modifica in modo sostanziale il proprio microbiota, mentre se le stesse persone si alimentano ogni 3 ore circa la variazione non avviene. Questo potrebbe essere uno spunto di riflessione per chi opta per diete del digiuno o semi-digiuno. Diete con troppe proteine e poca fibra sviluppano per esempio un batterio negativo  (la bilophila wadsworthia), che produce tossine dannose all’organismo . Questo micro organismo viene usato  come marker proprio per verificare se stiamo facendo una dieta corretta ,la sua presenza deve metterci in allarme.

dott Enrico Veronese
i prebiotici consentono un corretto sviluppo del miscrobiota

Nel miglioramento del microbiota intestinale giocano un ruolo fondamentale i probiotici, che non sono altro che delle colonie batteriche isolate che si possono trovare in commercio in diversi formati (polvere, capsule, compresse), a volte addizionati al cibo (al cioccolato per esempio), che possono andare ad integrare la nostra alimentazione  e i prebiotici, cioè un insieme di sostanze di cui i probiotici si nutrono e che fanno sviluppare le colonie con caratteristiche positive.

Come prendere i probiotici ?

A digiuno o a stomaco pieno? Considerando che il fine è quello di fare arrivare all’intestino il microrganismo vivo, mangiare qualcosa poco prima potrebbe garantire una temporanea e breve attenuazione dell’acidità gastrica (rispetto al digiuno).  Personalmente ho realizzato un pool di sostanze che consiglio ai miei pazienti assunte prima con un bicchiere d’acqua proprio per  favorire ulteriormente un ambiente gastrico più favorevole ai batteri.
La scelta e l’abbinamento dei probiotici sono una cosa molto complessa  ed infatti con i miei pazienti seguo dei protocolli che includono diversi  ceppi batterici e diversi tempi e modalità di assunzione (anche durante la notte per alcuni atleti) a seconda dei singoli casi specifici. Questo pool comprende inulina, FOS e pectine (fibre insolubili e solubili) che permettono tra gli altri aspetti funzionali  la produzione, tramite fermentazione,  di SCFA (acidi grassi a catena corta) tra cui acido acetico, propionico e butirrico che hanno funzione ipocolesterolemizzante (cioè abbassano il colesterolo bloccando l’enzima HMG.CoA), favoriscono l’eubiosi (ovvero il  corretto equilibrio della flora intestinale), regolano i corpi chetonici, (fondamentali quindi in diete chetogeniche), fanno da substrato energetico per il fegato, favoriscono una corretta apoptosi, evitano un eccessivo utilizzo di glutammina da parte dei microrganismi a favore di altri metabolismi.
Vi ricordo che l’acido butirrico di cui si sente parlare di recente in TV è un marker per  la salute del colon e ha proprietà chemoprotettive. Gli antibiotici distruggono la nostra flora batterica, per questo vanno usati con discrezione e solo se veramente necessari. Inoltre il microbiota intestinale subisce alterazioni quando si cambia ambiente, per esempio quando si va in vacanza, e si viene a contatto di alimenti nuovi  o che possono avere alterazioni batteriologiche o virus. Per questo conviene fare un’azione preventiva  e nel caso di disbiosi  (alterazione dell’equilibrio) intervenire con ceppi specifici di batteri e lieviti.

Disturbi del Comportamento Alimentare : DCA

Disturbi del Comportamento Alimentare: DCA

I Disturbi del Comportamento Alimentare (DCA) sono stati ridefiniti recentemente dal DSM-5 (Manuale Diagnostico Statistico dei disturbi mentali) come disturbi della nutrizione e dell’alimentazione, sono tutte quelle problematiche psicologiche che concernono il rapporto tra gli individui e il cibo.

Più precisamente si definiscono come: “tutti quei disturbi che sono caratterizzati da un persistente disturbo dell’alimentazione o da un persistente comportamento legato alla nutrizione o all’alimentazione che determinano un alterato consumo o assorbimento di cibo e che danneggiano significativamente la salute fisica o il funzionamento psicosociale”.

Il manuale incorpora molti disturbi che prima erano diagnosticati nell’infanzia, nella fanciullezza e nell’adolescenza, come ad esempio la pica e il disturbo restrittivo della nutrizione.

Ciò che accomuna la maggior parte dei disturbi del comportamento alimentare, soprattutto negli adulti, è il fortissimo legame che tali soggetti pensano di avere tra la propria forma fisica e la valutazione o la stima di sè stessi. Al punto da sentirsi completamente inadeguati come persona e sentirsi “sbagliati” o “falliti” a causa del loro aspetto fisico, giudicato da loro stessi orribile.

Basti pensare inoltre che la maggior parte delle persone, sia quelle affette da DCA che non, sono convinte che il loro problema riguardi una mancanza di forza di volontà di fronte al cibo. Questo tante volte è giustificato dal fatto che il cibo ha anche altre funzioni rispetto alla nutrizione in sè. Gli scopi principali del ricorso al cibo, anche in persone non patologiche, è sostituire qualcosa di negativo (cioè qualcosa che crea disagio) con qualcosa di positivo (gratificazione dal cibo). L’alimentazione quindi è inevitabilmente legata anche alla consolazione.

Analizziamo ora i principali Disturbi del comportamento alimentare partendo dai più conosciuti.

Anoressia nervosa

Per definizione il disturbo anoressico viene definito da una restrizione dell’apporto energetico rispetto al necessario che conduce a un peso corporeo eccessivamente basso. Adesso si può diagnosticare l’anoressia nervosa anche con un normopeso o con un sottopeso lieve. Un tempo bisognava avere un BMI inferiore a 17,5 o un percentile al di sotto del 75% per i bambini. A ciò si deve associare una intensa paura di acquistare peso e di diventare grasso, nonostante la possibile presenza di evidenti stati di sottopeso.

disturbi comportamenti alimentari dott. Enrico Veronese
anoressia

Il problema principale di un soggetto anoressico nasce da un bisogno di controllo. Ciò è spiegato dal fatto che tale soggetto si sente completamente inadeguato per la propria forma fisica, e attribuisce ad essa la causa di qualsiasi tipo di fallimento, giungendo alla conclusione di avere una vita completamente fuori controllo. Per sentirsi adeguato e forte l’unico modo che crede di avere è quello di manifestare un completo controllo sui propri bisogni fisiologici, ovvero il mangiare. Visto che questo è l’unico bisogno fisiologico più facilmente controllabile. Quindi l’idea non è necessariamente il “non mangiare” ma “quanto riuscirò a posticipare il momento in cui mangerò qualcosa”.

I soggetti anoressici tendono a giudicare sè stessi e ad influenzare i propri livelli di autostima in base al proprio peso e al proprio corpo.

Il concetto può risultara ancora più chiaro se analizziamo dal punto di vista psicologico che cosa vuol dire avere stima di sè?

L’autostima è il valore che ognuno di noi attribuisce a se stesso come essere umano nella sua totalità. Normalmente viene “calcolata” sulle varie sfaccettature di noi stessi, attraverso una media ponderata dei sè (intesi come manifestazioni di se stessi). Uno di questi sè è il sè corporeo, inteso come tutto quello che riguarda il nostro corpo (ovvero non solo il corpo in sè ma anche le sensazioni che mi può dare, le opinioni che possono avere gli altri del mio corpo, etc…).

Il soggetto anoressico tendenzialmente annulla tutti gli altri sè basando il proprio senso di adeguatezza unicamente al proprio sè corporeo.

Nelle forme più gravi si può incorrere in fenomeni di forte magrezza accompagnata da un pallore della pelle quasi cadaverico, malnutrizione, inedia e amenorrea.

Bulimia nervosa

Nel linguaggio medico è intesa come un’eccesiva voracità incontrollata, e quindi patologica, nel mangiare, seguita da condotte di eliminazione, come il vomito autoindotto, l’uso di lassativi, di diuretici ma anche l’esercizio fisico eccessivo.

disturbi comportamento alimentare dott. Enrico Veronese
nella bulimia viene indotto il vomito

Le abbuffate di un soggetto bulimico NON sono da intendersi come quelle quelle che siamo soliti fare nel periodo natalizio…, ma sono contraddistinte da una voracità nel mangiare che porta al consumo di ingenti quantità di cibo in un tempo molto ridotto, e in modo disordinato. Ciò vuol dire che tale soggetto può svuotare ogni scaffale del frigo, dal primo all’ultimo, nell’ordine in cui trova le cose, senza un ordine logico. Finendo quello che c’è nel frigo può anche riversarsi su quello che c’è nel congelatore, consumando i cibi al suo interno ancora congelati o surgelati! Questo vuol dire che un bulimico (così come un anoressico) non trae nessun piacere dal cibo, non nè trae nè gioia nè gusto.

La diagnosi di Bulimia attualmente può essere data solo ed esclusivamente se esistono le condotte di eliminazione. Vuol dire che il soggetto, dopo l’abbuffata, si rende conto del possibile danno che ha causato al suo peso corporeo, e quindi tenta di rimediare al danno provocandosi il vomito, usando lassativi o effettuando un attività fisica eccessiva fino allo sfinimento.

Dal punto di vista psicologico il soggetto bulimico è l’opposto del soggetto anoressico, in quanto rispetto a quest’ultimo non riesce ad avere nessun tipo di controllo sui bisogni del proprio corpo.  É caratterizzato da una forte impulsività, in quanto “prima fa… e poi pensa”. Tali soggetti hanno infatti anche grossi problemi nel gestire le loro emozioni, hanno un grosso caos emotivo, e percepiscono le emozioni in maniera molto intensa, sia quelle positive che negative. Al contrario invece i soggetti anoressici tendono ad innalzare la propria soglia di percezione delle emozioni, cercando di distaccarsi da essi, per cui apparentemente sembrano molto freddi e apatici.

Anche per i bulimici l’autostima è direttamente influenzata dal peso corporeo.

Il livello di gravità di tale disturbo del comportamento alimentare è direttamente proporzionale al numero di condotte di eliminazione nell’arco della settimana.

La cosa importante da tenere presente è che i soggetti bulimici, dal punto di vista estetico, sono più difficili da riconoscere rispetto agli anoressici. Infatti tendenzialmente si tratta di soggetti normopeso o leggermente in sovrappeso.

Alla bulimia sono associati anche altre altri disturbi mentali come al depressione, l’ansia o problemi come la tossicodipendenza o l’alcolismo. Inoltre le persone che soffrono di bulimia si può riscontrare pelle inspessita sulle nocche (dovuto al ripetuto sfregamento degli incisivi sulle nocche per provocarsi il vomito) e danni ai denti (perdita dello smalto).

Disturbo di alimentazione incontrollata o Binge-Eating

Tale disturbo, detto anche BED (acronimo di Binge Eating Disorder) è tipico nei soggetti che hanno un’alimentazione compulsiva, caratterizzata dalla perdita di controllo. Sono molto simili ai soggetti bulimici, anche da un punto di vista psicologico. Ciò che cambia è l’assenza di conddotte di eliminazione successive alle abbuffate compulsive. I soggetti binge-eater quindi dopo le abbuffate non fanno nulla, si sentono in colpa e basta, non mettono in atto condotte di eliminazione ma al massimo evitano di mangiare il giorno dopo, la sera dopo o la sera stessa, spesso tra l’altro con scarso risultato.

DCA dott. Enrico Veronese
disturbo alimentazione incontrollata

Le abbuffate sono associate ad almeno 3 dei seguenti aspetti:

  • mangiare molto più rapidamente del normale;
  • mangiare fino a sentirsi spiacevolmente pieni;
  • mangiare grandi quantità di cibo senza sentirsi affamati;
  • mangiare in solitudine, a causa dell’imbarazzo sociale,  grandi quantità di cibo;
  • provare disgusto di sé;
  • depressione;
  • intensa colpa dopo l’abbuffata.

Anche questi soggetti hanno un gravissimo legame tra la stima di sè e la percezione della propria immagine corporea. Infatti è proprio per via della loro scarsissima autostima che non praticano condotte di eliminizazione, come il vomito autoindotto, perchè tanto pensano sia tutto inutile. Vivono gli eventi tendenzialmente in modo molto passivo e pensano di poter risolvere i propri problemi e le loro ansie affogandole nel cibo, pur essendo consapevoli dei rischi in cui incorrono.

Il livello di gravità di tale disturbo del comportamento alimentare è correlato alla quantità di abbuffate a settimana.

É importante tener presente che tutti questi disturbi del comportamento alimentare di solito non compaiono singolarmente o in maniera isolata. Dipende dalle fasi che sta affrontando un individuo. Infatti tutti i DCA sono un’unica grande categoria di disturbi ma con diverse manifestazioni.

Ci possono essere individui che passano da una fase anoressica, poi sviluppano un disturbo bulimico per poi magari andare su un versante di binge eating. Non hanno tre diversi problemi, ma un unico problema con manifestazioni differenti in base a ciò che vivono e ciò che riescono ad essere in quel momento particolare della loro vita.

Mediamente il range di persone che riscontra questa tipologia di problema va tra i 15 e i 40 anni di età, in prevalenza donne. I picchi di maggior prevalenza si hanno sicuramente nelle fasi adolescenziali, dai 16 ai 18 anni.

Di solito le persone maggiormente a rischio di incorrere in questi disturbi sono coloro che hanno avuto un parente stretto che ha sofferto o che soffre di questa condizione. Anche i fattori genetici contribuiscono ad aumentare il rischio di insorgenza, così come lo stress psicologicio, la scarsa autostima, soprattutto quando è legata all’obesità, e anche la pressione culturale dettata soprattutto dai mass media, che spingono implicitamente le persone ad avere un certo tipo di fisico per imitare i propri modelli di bellezza.

Ulteriori Disturbi del Comportamento Alimentare

Vi illustro ancora molto rapidamente altri Disturbi del Comportamento Alimentare anche se non sono presenti nel DSM-5 (Manuale Diagnostico Statistico dei disturbi mentali).

Dismorfia muscolare

La dismorfia muscolare, anche detta anoressia inversa o bigoressia, è caratteristica dei soggetti aventi una forte muscolatura anche imponente, sono tipicamente i classici frequentatori di palestra assidui. Nonostante abbiano raggiunto una massa muscolare più che sviluppata, continuano a vedersi “piccoli”. Il loro scopo non è quello di eliminare il grasso ma è solamente quello di aumentare la massa muscolare. Questa condizione causa disagio significativo a livello sociale, lavorativo e personale tanto che questi soggetti non amano esporre il proprio corpo, se lo devono fare lo fanno con estremo imbarazzo, tendono ad utilizzare una dieta iperproteica per aumentare la massa muscolare, con 5 – 6  pasti al giorno.

Picacismo

È un disturbo che prevede l’ingestione continua nel tempo di sostanze non nutritive, ad esempio la carta igienica, la gommapiuma dei divani, la terra, la carta, il cotone, etc…

DCA dott. Enrico Veronese
picacismo

Un tempo era presente solo nei bambini, mentre invece da diversi anni si riscontra anche negli adulti. Oltretutto tali individui sanno benissimo che non dovrebbero avere questo tipo di comportamento, ma non riescono a farne a meno.

L’ingestione di tali sostanze può causare seri problemi di digestione e quindi di assorbimento dei nutrienti per il cibo normale.

Disturbo di ruminazione

È un altro disturbo del comportamento alimentare in cui i soggetti masticano il cibo, lo ingoiano, e poi lo vomitano per poi rimasticarlo o risputarlo.

In questi casi vanno escluse patologie mediche prima di dare una diagnosi di questo tipo.

Disturbo da irritamento o restrizione

In questo caso i soggetti aventi questo disturbo hanno una mancanza di interesse per il mangiare, oppure provano un irritamento dovuto alle caratteristiche sensoriali di un alimento in sè, oppure possono provare una preoccupazione per le conseguenze avverse che può avere il mangiare.

Può sembrare simile all’anoressia nervosa ma non lo è, in quanto in questo caso il soggetto non è preoccupato di dover perdere grasso come mancanza di autocontrollo.