L’infiammazione cronica di basso grado è uno stato infiammatorio silenzioso, che non dà febbre né dolore acuto, ma persiste nel tempo e nel lungo periodo contribuisce allo sviluppo di malattie cardiovascolari, diabete, sovrappeso e persino declino cognitivo. Non si sente come un’infiammazione comune, ma lavora in sottofondo per anni. E quello che mangi ogni giorno è uno dei fattori che più la tiene accesa – o la spegne.
Sommario
ToggleIn sintesi
- L’infiammazione cronica di basso grado non dà sintomi evidenti ma, nel tempo, aumenta il rischio di molte malattie croniche.
- Il termine inflammaging – coniato da ricercatori italiani dell’Università di Bologna – descrive il legame tra questo tipo di infiammazione e l’invecchiamento.
- Si misura con esami del sangue specifici, il principale dei quali è la proteina C-reattiva ad alta sensibilità.
- L’alimentazione è uno dei fattori più potenti per ridurla – e uno dei più trascurati.
- La dieta mediterranea è il modello alimentare con le prove scientifiche più solide a favore.
La differenza tra infiammazione acuta e infiammazione cronica
L’infiammazione acuta è una risposta utile del corpo: quando ti tagli un dito, si attiva in pochi minuti, produce rossore, gonfiore e calore, risolve il problema e si spegne. È necessaria e passeggera.
L’infiammazione cronica di basso grado funziona in modo completamente diverso. Non ha un agente scatenante esterno identificabile, non produce sintomi chiari, non si risolve da sola e può andare avanti per anni o decenni. È come un fuoco che brucia a brace bassa: non vedi le fiamme, ma consuma lentamente.
Dal punto di vista biologico, il corpo resta in uno stato di allerta immunitaria costante – producendo continuamente piccole quantità di molecole infiammatorie che nel tempo danneggiano i tessuti e alterano il funzionamento di organi come il cuore, il fegato e il cervello [1].
Il concetto di inflammaging: un’intuizione italiana
Nel 2000 il professor Claudio Franceschi e i suoi colleghi dell’Università di Bologna hanno coniato il termine inflammaging – fusione delle parole inglesi “infiammazione” e “invecchiamento” – per descrivere qualcosa che la ricerca aveva iniziato a documentare con chiarezza: più si invecchia, più il corpo tende a mantenere questo stato infiammatorio cronico di basso livello [2].
La scoperta più importante, però, non è che questo fenomeno esiste. È che non è inevitabile. Una revisione pubblicata sulla rivista scientifica Nature Reviews Endocrinology nel 2018, firmata sempre dal gruppo di Bologna, ha chiarito che lo stile di vita e l’alimentazione lo modulano in modo determinante [3]. Non è scritto nel DNA: dipende anche da quello che fai ogni giorno.
I ricercatori usano uno strumento chiamato Dietary Inflammatory Index, che valuta quanto un’alimentazione complessiva tende ad aumentare o ridurre l’infiammazione nel corpo, considerando 45 componenti diversi. Studi su larga scala mostrano che chi segue un’alimentazione con un alto potenziale infiammatorio ha livelli più alti di marcatori infiammatori nel sangue e un rischio maggiore di malattie cardiovascolari e metaboliche [4].
Perché è pericolosa: le malattie associate
Il legame tra infiammazione cronica di basso grado e malattie croniche è oggi uno dei filoni di ricerca più solidi in medicina preventiva. Ecco i principali:
- Malattie cardiovascolari: l’infiammazione cronica contribuisce alla formazione delle placche nelle arterie. I valori elevati di proteina C-reattiva nel sangue predicono il rischio di infarto e ictus indipendentemente dal colesterolo.
- Diabete di tipo 2: l’infiammazione cronica riduce la capacità delle cellule di rispondere all’insulina, favorendo l’aumento della glicemia nel tempo.
- Sovrappeso e grasso addominale: il grasso viscerale (quello intorno agli organi) produce a sua volta molecole infiammatorie, creando un circolo vizioso.
- Declino cognitivo: livelli elevati di alcune molecole infiammatorie sono associati a maggiore rischio di Alzheimer e deterioramento della memoria nell’anziano.
- Perdita di massa muscolare: l’infiammazione cronica accelera la perdita di muscolo con l’età, riducendo forza e autonomia [5].
Come si misura
L’infiammazione cronica di basso grado non si vede e non si sente. Si misura con esami del sangue specifici che il medico può richiedere:
| Esame | Cosa misura | Valori di riferimento |
|---|---|---|
| Proteina C-reattiva ad alta sensibilità | Principale indicatore di infiammazione sistemica | < 1 mg/L (basso rischio) |
| Interleuchina-6 (IL-6) | Molecola infiammatoria prodotta da vari tessuti, incluso il grasso | < 7 pg/mL |
| TNF-alfa | Molecola infiammatoria prodotta dal sistema immunitario e dal grasso addominale | < 8,1 pg/mL |
| Fibrinogeno | Proteina che aumenta in presenza di infiammazione | 200-400 mg/dL |
I valori di riferimento possono variare tra laboratori. L’interpretazione va sempre fatta dal medico nel contesto del quadro clinico completo.
Le cause principali
L’infiammazione cronica di basso grado non ha una causa unica. È il risultato di più fattori che si sommano nel tempo:
- Alimentazione ricca di cibi processati e zuccheri – il fattore più studiato e più modificabile.
- Eccesso di grasso addominale – il grasso intorno agli organi produce continuamente segnali infiammatori.
- Sedentarietà – muoversi regolarmente riduce l’infiammazione attraverso meccanismi diretti.
- Intestino in squilibrio – quando la flora batterica intestinale è alterata, la barriera intestinale si indebolisce e lascia passare in circolo sostanze che attivano l’infiammazione.
- Stress cronico – lo stress prolungato mantiene il sistema immunitario in uno stato di allerta costante.
- Poco sonno – dormire meno di sei ore per notte è associato a livelli più alti di marcatori infiammatori.
- Fumo – uno dei fattori pro-infiammatori più potenti e documentati.
Cosa dice la scienza sull’alimentazione
Il legame tra dieta e infiammazione è oggi solido e supportato da molti studi di alta qualità. Una grande revisione pubblicata su Nutrition Reviews nel 2025 – che ha analizzato 30 revisioni sistematiche per un totale di 225 studi – ha confermato che la dieta mediterranea riduce in modo significativo i principali marcatori infiammatori nel sangue, con un livello di evidenza da moderato ad alto [6].
Un’altra analisi pubblicata sempre su Nutrition Reviews nel novembre 2025, su 33 studi clinici con quasi 3.500 partecipanti, ha riscontrato riduzioni significative degli indici infiammatori nei gruppi che seguivano un’alimentazione di tipo mediterraneo rispetto al gruppo di controllo [7].
I meccanismi principali attraverso cui l’alimentazione agisce sull’infiammazione:
- I grassi omega-3 (presenti nel pesce azzurro) riducono la produzione di molecole pro-infiammatorie e favoriscono la produzione di quelle che “spengono” l’infiammazione [8].
- I polifenoli (i composti colorati di frutta, verdura, olio extravergine) spengono i segnali infiammatori a livello cellulare.
- Le fibre nutrono i batteri buoni dell’intestino, che producono a loro volta sostanze antinfiammatorie.
- La vitamina D regola il sistema immunitario; una sua carenza è associata a infiammazione più intensa.
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Nota importante. I contenuti di questo articolo hanno scopo puramente informativo e divulgativo. Le informazioni non costituiscono consulenza medica o nutrizionale personalizzata. Prima di modificare la propria alimentazione, è opportuno confrontarsi con un professionista della salute. Il Dott. Enrico Veronese non si assume responsabilità per eventuali conseguenze derivanti dall’applicazione autonoma delle informazioni contenute in questo testo.
Bibliografia
(1) Furman D, Campisi J, Verdin E, et al. Chronic inflammation in the etiology of disease across the life span. Nat Med. 2019;25(12):1822-1832. doi:10.1038/s41591-019-0675-0. PubMed
(2) Franceschi C, Bonafe M, Valensin S, et al. Inflamm-aging. An evolutionary perspective on immunosenescence. Ann N Y Acad Sci. 2000;908:244-254. doi:10.1111/j.1749-6632.2000.tb06651.x. PubMed
(3) Franceschi C, Garagnani P, Parini P, Giuliani C, Santoro A. Inflammaging: a new immune-metabolic viewpoint for age-related diseases. Nat Rev Endocrinol. 2018;14(10):576-590. doi:10.1038/s41574-018-0059-4. PubMed
(4) Shivappa N, Steck SE, Hurley TG, Hussey JR, Hebert JR. Designing and developing a literature-derived, population-based dietary inflammatory index. Public Health Nutr. 2014;17(8):1689-1696. doi:10.1017/S1368980013002115. PubMed
(5) Duan JG, Chen X, Chen XL, et al. Chronic inflammation as a driving factor for sarcopenia. Front Pharmacol. 2026;17:1733798. doi:10.3389/fphar.2026.1733798. Frontiers
(6) Kaur J, Khodabakhshi A, Abbasi A. Dietary Patterns Associated With Anti-inflammatory Effects: An Umbrella Review of Systematic Reviews and Meta-analyses. Nutr Rev. 2025. doi:10.1093/nutrit/nuaf104. Nutrition Reviews
(7) Keshani M, Rafiee S, Heidari H, Rouhani MH, Sharma M, Bagherniya M. Mediterranean Diet Reduces Inflammation in Adults: A Systematic Review and Meta-analysis of Randomized Controlled Trials. Nutr Rev. 2025:nuaf213. doi:10.1093/nutrit/nuaf213. PubMed
(8) Kostoglou-Athanassiou I, Athanassiou L, Athanassiou P. Role of Omega-3 fatty acids EPA and DHA as modulatory and anti-inflammatory agents in noncommunicable diet-related diseases. Clin Nutr ESPEN. 2024. doi:10.1016/j.clnesp.2024.07.001. Clinical Nutrition ESPEN
Domande frequenti (FAQ)
Che cos’è l’infiammazione cronica di basso grado?
È uno stato infiammatorio silenzioso che persiste nel tempo senza dare sintomi evidenti. Il corpo resta in uno stato di allerta immunitaria costante, producendo piccole quantità di molecole infiammatorie che nel lungo periodo aumentano il rischio di malattie cardiovascolari, diabete, problemi cognitivi e altri disturbi cronici.
Come faccio a sapere se ho infiammazione cronica?
Con un esame del sangue specifico: la proteina C-reattiva ad alta sensibilità. Un valore tra 1 e 3 mg/L suggerisce uno stato infiammatorio cronico e un rischio cardiovascolare aumentato. Valori oltre i 3 mg/L indicano un rischio elevato. Parlane con il tuo medico per valutare il risultato nel contesto del tuo quadro di salute complessivo.
L’alimentazione può davvero ridurre l’infiammazione cronica?
Sì, e le prove scientifiche sono solide. La dieta mediterranea ha ridotto in modo significativo i principali indici infiammatori nel sangue in studi clinici su migliaia di persone. L’effetto si vede in poche settimane con un’aderenza costante al nuovo stile alimentare.
Cos’è l’inflammaging?
È un termine scientifico coniato da ricercatori dell’Università di Bologna per descrivere il legame tra infiammazione cronica e invecchiamento. La scoperta importante non è che questo legame esista, ma che non è inevitabile: alimentazione e stile di vita lo influenzano in modo determinante.
Quali cibi aumentano l’infiammazione cronica?
I principali sono: zuccheri aggiunti e bevande zuccherate, cibi industriali e ultraprocessati, oli di semi raffinati, grassi idrogenati (nei prodotti da forno industriali), salumi e insaccati, e l’alcol in eccesso. Non si tratta di eliminarli completamente, ma di ridurne la frequenza nel contesto di un’alimentazione complessivamente equilibrata.
Le immagini utilizzate in questo articolo sono state generate con intelligenza artificiale tramite DALL-E (OpenAI) e hanno finalità puramente illustrative.