Acetil carnitina, più testosterone, dimagrimento, libido, memoria

L’Acetil Carnitina è un integratore che permette l’aumento in modo naturale dell’ormone maschile testosterone e, in modo sia indiretto che diretto, permette la diminuzione dei depositi di grasso ma non solo: agisce anche sulla memoria migliorando le capacità cognitive partecipando infatti alla formazione di neurotrasmettitori  come l’acetilcolina e protegge le cellule nervose dall’ossidazione.

Acetil carnitina: effetti sul testosterone

Vediamo di capire perché l’acetil carnitina migliora la funzionalità del testosterone. L’acetil carnitina  agisce sui recettori citoplasmatici del testosterone. Infatti non basta avere in circolo un’ alta quantità di questo ormone per avere anabolismo e crescita muscolare ma bisogna anche che  il segnale venga trasdotto, cioè recepito e “recapitato”. Gli ormoni sono solo dei segnali che devono essere interpretati e che a loro volta determinano la trascrizione da parte  dell’Dna .

Quindi in sostanza se i recettori non sono sufficienti o non sono particolarmente recettivi è inutile avere in circolo alte dosi di testosterone. Inoltre i recettori sono saturabili, cioè il numero di molecole  che possono entrare nella cellula è limitato. Alcuni studiosi sostengono che l’acetil carnitina può aumentare il testosterone del 20%.

Il testosterone  permette l’aumento del metabolismo e di conseguenza il dimagrimento. Non è un caso che molti uomini, a causa del loro stile di vita, della mancanza di attività fisica  e di una adeguata alimentazione e integrazione, accelerino il fenomeno denominato andropausa, (che comporta un abbassamento delle produzioni del testosterone  endogeno) e di conseguenza ingrassino. Sia ben chiaro, l’andropausa è un fenomeno fisiologico naturale  che prima  o poi capita a tutti gli uomini, ma se ci si alimenta nel modo giusto associando un corretto allenamento ai principi attivi naturali come la carnitina e il tribulus terrestris sicuramente si riesce a rallentare questo fenomeno rimanendo più magri e più reattivi.

Acetil carnitina e dimagrimento

L’acetil carnitina quindi favorisce un dimagrimento indiretto aumentando il testosterone, ma lo fa anche in modo diretto ed ora vi spiego come. La carnitina trasporta gli acidi grassi attraverso la membrana mitocondriale e fa si che vengano utilizzati a scopo energetico. In parole più semplice aiuta i grassi ad essere usati come combustibile. Quindi se associata alla corretta attività fisica favorisce il dimagrimento.

Acetil carnitina: effetti sul sistema nervoso e cardiovascolare

L’acetil carnitina è inoltre un antiossidante che elimina i radicali liberi, anche quelli prodotti dall’allenamento, previene l’Alzheimer, migliora il sistema cardiovascolare agendo sulla glicosilazione prevenendo l’aterosclerosi, favorisce l’attività degli spermatozoi, è ha effetto benefico anche sul funzionamento del cuore. I dosaggi nei vari studi arrivano ad oltre due grammi al giorno. Molti atleti superano di molto questi dosaggi. Ovviamente la mia raccomandazione è di non superare mai la posologia dichiarata in etichetta, (che deve essere letta attentamente) salvo diversa prescrizione da parte del vostro consulente per la salute.

Valori nutrizionali: impariamo a leggere le etichette

L’etichetta di un alimento ci dice cosa stiamo mangiando attraverso la dichiarazione dei valori nutrizionali, che sono le Kcal e i macronutrienti ovvero:

  • grassi in cui vengono specificati quelli saturi
  • carboidrati di cui vengono specificati gli zuccheri
  • proteine
  • fibra
  • il contenuto di sale

Come devono essere interpretati i valori nutrizionali?

Mi rivolgo non agli atleti, che in genere sono abbastanza competenti in questo campo, ma a chi, per pigrizia  o per cattiva informazione, vorrebbe alimentarsi meglio ma viene fuorviato da luoghi comuni e stereotipi.

Vediamo di capire come si  possono  interpretare i valori nutrizionali in modo pratico e vantaggioso anche per quelle persone che non conoscono le quantità di macronutrienti (proteine, grassi, carboidrati) e le calorie totali che ingeriscono con la propria dieta ovvero con le proprie “abitudini alimentari” (come suggerisce l’etimologia stessa della parola dieta).

valori nutrizionali dott. Enrico Veronese

Quali sono i nutrienti  “buoni”?

  • Carboidrati complessi derivanti da matrice integrale
  • Grassi mono e polinsaturi
  • Proteine
  • Fibra

Quali sono i nutrienti  “cattivi”?

  • Zuccheri semplici e raffinati
  • Grassi saturi  e grassi idrogenati
  • Carboidrati derivanti da farine raffinate (non integrali)

La mia suddivisione ovviamente è semplicistica. Mi pare logico che se una persona mangiasse 1kg di carne al giorno, le proteine, dalla categoria dei buoni passerebbero a quella dei cattivi, perché a questo punto le proteine sarebbero in eccesso e quindi avrebbero effetti negativi. Lo stesso discorso vale per tutti gli altri nutrienti.

Tuttavia, facendo un discorso meno specifico e partendo dalle abitudini alimentari del consumatore medio, la distinzione che ho rappresentato può essere un aiuto.

Attenzione a non confondere le kcal dell’alimento, riferite a 100 gr di prodotto ai kilo joule (kj) anch’essi riferiti ai 100 gr e presenti nella stessa tabella nutrizionale. Sono due unità di misura differenti: noi faremo sempre riferimento alle Kcal.

Valori nutrizionali: gli zuccheri

Vediamo di fare alcuni approfondimenti. Tra i nutrienti da evitare (cattivi) abbiamo inserito gli zuccheri, soprattutto per chi non fa attività fisica.

Nelle tabelle nutrizionali vengono intesi zuccheri quelli che in chimica sono definiti carboidrati o zuccheri semplici, cioè formati da una o due unità di zucchero, e che in genere incidono in modo repentino sulla glicemia facendola prima  aumentare e poi crollare causando quella incontenibile voglia di dolce che porta a ricercare nuovamente alimenti zuccherini.

Un’alimentazione con cibi ricchi di zuccheri semplici può essere la causa di obesità (soprattutto tra i giovani) e di  sviluppo di alcune patologie tra cui (se predisposti) la sindrome metabolica, il diabete di tipo due e patologie che influiscono sul sistema cardiocircolatorio.

Gli zuccheri semplici dovrebbero essere massimo l’8-10 % delle calorie totali assunte in un giorno e quindi un 5% circa dei carboidrati complessi (pasta, pane, ecc.).

Valori nutrizionali: i grassi

Altro gruppo di cattivi che troviamo sui valori nutrizionali per antonomasia sono i grassi.

Si è portati in genere a demonizzare i grassi. Non è difficile trovare in commercio prodotti con tabelle nutrizionali che dichiarano zero grassi, un claim sicuramente invitante ma che rischia di essere fuorviante se non si considera la quantità di zuccheri semplici dell’alimento.dott. enrico Veronese tabelle nutrizionali

Sono stati pubblicati alcuni studi che rivelano che alcuni grassi saturi, in particolare quelli a catena corta, non sono cosi nocivi alla salute come si pensava. Comunque sia i grassi saturi è meglio evitarli essendo già comunque molto presenti nelle abitudini alimentari dell’Italiano medio.

Tra i grassi, i peggiori sono sicuramente quelli che hanno subìto l’idrogenazione, un processo tecnologico che li rende più compatti e gradevoli al palato migliorando la shelf life del prodotto, ma che li rende purtroppo molto più dannosi per il nostro sistema circolatorio. Quindi una buona abitudine sarebbe quella di orientarsi verso prodotti con la dicitura “non contiene grassi idrogenati”.

I grassi “buoni” invece sono quelli polinsaturi o monoinsaturi che devono essere comunque dichiarati in etichetta. Annoveriamo tra questi i grassi del pesce e i grassi dell’olio d’oliva, caposaldo della nostra dieta mediterranea. Anche in questo caso però non dobbiamo generalizzare e ricordare che i grassi, anche se insaturi, hanno un forte potere calorico e vanno quindi inseriti nella dieta con criterio (un’insalata “annegata “ nell’olio d’oliva può arrivare a 800 kcal, per questo consiglio sempre confezioni d’olio con dosatore graduale che evita fuoriuscite eccessive e indesiderate). Spesso i prodotti a basso contenuto di grassi hanno una maggiore quantità di zuccheri semplici e, come abbiamo detto, in alcuni casi più dannosi dei grassi stessi. Quindi va bene l’alimento a basso contenuto di grassi ma occhio agli zuccheri! L’ideale sarebbe preferire i prodotti a basso contenuto di grassi e anche di zuccheri semplici.

Valori nutrizionali: i carboidrati

Per ciò che concerne la dicitura carboidrati, cioè gli zuccheri complessi, quelli che chimicamente si presentano come una catena (possiamo immaginare un treno con molti vagoni), possiamo dire che hanno un’incidenza minore sulla glicemia, ma comunque vanno valutati nel complesso della matrice alimentare (nell’insieme cioè dell’alimento). Se l’alimento ha poca fibra, l’incidenza sulla glicemia sarà infatti maggiore.

Quando i carboidrati complessi (pasta, pane e cereali vari etc.) hanno più fibra? Quando sono meno elaborate le farine da cui provengono.

Le farine integrali hanno un maggiore contenuto di fibra rispetto alle farine cosi dette bianche.

Quindi carboidrati complessi tra i buoni ma solo se provengono da farine integrali. Fate attenzione però: negli ingredienti bisogna che ci sia la dicitura  “farina integrale” e la relativa percentuale. Se il prodotto viene pubblicizzato come ricco di fibra, non è detto che questa provenga da farine integrali; può  provenire da farine bianche (00) con aggiunta di crusca o altra fonte di fibra. In questo caso è stato dimostrato che la fibra aggiunta non ha lo stesso valore biologico della fibra presente naturalmente nell’alimento.dott. Enrico Veronese tabelle nutrizionali

Quindi SÌ ad alimenti con una percentuale di fibra alta, purché derivino per certo da farine integrali. Ricordatevi che questo lo potete vedere non dai valori nutrizionali, ma dalla tabella ingredienti, che trovate sempre in etichetta.

Percentuali di fibra dal 4% sino al 10-11% (o più) possono considerarsi interessanti sotto diversi profili: danno una minore incidenza sulla glicemia, favoriscono la riduzione del colesterolo cattivo, migliorano la motilità intestinale.

La fibra è un prebiotico, ovvero è “il cibo“ per i probiotici che sono i batteri (microorganismi) che colonizzano il nostro intestino e che, se del genere giusto, hanno una importantissima funzione nell’assimilazione degli alimenti, aiutano nella prevenzione del cancro al colon e  nella protezione dalle infezioni virali e batteriche del nostro corpo. La fibra favorisce lo sviluppo di una flora batterica positiva ed evita le disbiosi intestinali.

Le persone magre hanno una popolazione batterica diversa dalle persone obese (ma questo lo vedremo in un prossimo articolo parlando del microbiota umano ovvero dell’insieme dei microorganismi simbiontici che convivono nell’intestino umano).

In teoria bisognerebbe mangiare 25g di fibra ogni 1000  Kcal della nostra dieta, cosa che purtroppo avviene molto di rado.

Sulle etichette si può avere la scritta (detta claim) “fonte di fibra” solo se il prodotto contiene almeno 3 g di fibre per 100g di prodotto o almeno 1,5 g di fibre per 100 kcal.

Mentre il claim “ad alto contenuto di fibre” lo troverete in prodotti  che contengono 6 g di fibre per 100g di prodotto o almeno 3 g di fibre per 100 kcal.

Questo ci porta a considerare la fibra sicuramente tra i nutrienti “buoni” per più motivi salutistici.

Valori nutrizionali: il sale

Un cattivo per eccellenza è invece sicuramente il sale, argomento che ho approfondito già in diversi articoli che vi invito ad andare a leggere. ( dieta anticellulite)dott. Enrico Veronese valori nutrizionali

Ricordatevi che il sale aggiunto, quello che prendiamo dalla saliera di casa per capirci  (sia grosso che fine) è solo il 40% del totale che ingeriamo. Il restante 60% è già aggiunto negli alimenti stessi. Pensate che alcuni biscotti contengono tanto sale quanto il tonno in scatola o il prosciutto. Quando negli alimenti il sale è oltre i 300 mg per 100 g di alimento  è bene fermarsi a fare delle considerazioni.

Valori nutrizionali: le proteine

Veniamo infine alle proteine, (clicca  proteine e muscoli , clicca la qualita’ delle proteine , clicca le caseine micellari , clicca le proteine idrolizzate , clicca gli integratori proteici  ) sicuramente tra i buoni,  a volte troppo basse nelle diete a discapito di grassi e zuccheri. Il fabbisogno proteico si valuta in grammi di proteine per kg corporeo, ed indicativamente ci si orienta su circa un grammo per kg per gli individui non sportivi. Le proteine hanno un forte potere termogenico indotto nel senso che possono impiegare il 30% delle loro calorie per la loro stessa digestione. Sono molto importanti, per chi fa sport per la costruzione della  massa muscolare, e per chi segue regimi alimentari rigidi, per evitare il catabolismo.dott. Enrico Veronese volori nutrizionali

Dopo questa serie di considerazioni generali, che spero vi siano state utili, voglio spostare la vostra attenzione dalla composizione biochimica dei singoli macronutrienti ad una loro valutazione più complessiva.

Ho fatto un piccolo sondaggio chiedendo ai miei pazienti quando secondo loro un alimento avesse caratteristiche positive. Per la maggioranza la risposta è stata: “ Deve avere pochi grassi, zuccheri e  poche calorie”.

La cosa può avere un suo perché, ma bisogna fare alcune considerazioni.

Intanto il singolo alimento lascia il tempo che trova se non si ha idea del quadro generale di cosa si sta mangiando.

Soffermarsi un’ora sulle tabelle nutrizionali e non sapere il quadro generale di cosa si mangia nella giornata (calorie e macronutrienti ), è come valutare l’acquisto di un oggetto senza sapere quanto si guadagna di stipendio.

Inoltre il concetto delle calorie basse può essere fuorviante, perché le calorie devono essere sempre relazionate alla qualità dell’alimento. Tornando all’esempio dell’acquisto di un oggetto, se l’oggetto costa pochissimo ma qualitativamente non vale nulla, il nostro sarà comunque un cattivo acquisto. Stessa cosa con gli alimenti. Se dai valori nutrizionali, risulta che un alimento ha poche calorie ma che queste calorie derivano prevalentemente da grassi saturi e zuccheri semplici, sono calorie inutili che fanno solo danno quindi ovviamente meglio evitarle. Infine concluderei dicendo che è molto importante documentarsi, leggere sempre le etichette i valori nutrizionali senza farsi “trascinare” da mode o tendenze e se possibile bisogna farsi seguire da un professionista qualificato.

dott. veronese Enrico vitamina C

Integratore vitamina C per il sistema immunitario

Integratori di vitamina C servono? Si ma meglio se è a rilascio prolungato

Sappiamo tutti ormai quale sia l’importanza della Vitamina C, e i molti casi si ricorre ad integratori, ma se viene assunta nel modo sbagliato si vanificano buona parte dei benefici, vediamo di capire il perché.

Qual’è la formula più adatta e la dose utile da assumere per rendere veramente efficace un intergatore di vitamina C?

Sicuramente  l’integratore più  efficace per avere maggiore benefici è quello a rilascio graduale
Bisogna mantenere il più graduale possibile l’assorbimento gastrointestinale della vit C, in modo da evitare non solo di “arricchire” le vostre urine di Vitamina C, ma anche per evitare problemi di sovradosaggio.

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Nei soggetti più sensibili si possono riscontrare problemi gastrointestinali, come nausea vomito o diarrea, oppure anche problemi di bruciore di stomaco o di reflusso.
A livello renale, soprattutto nei soggetti più predisposti, un eccesso di acido ascorbico plasmatico può comportare la formazione di calcoli, a causa dell’aumento di produzione di acido ossalico (durante le fasi di catabolismo della vitamina C) e quindi di ossalati.
Ho visto atleti arrivare ad assumere 5 g, addirittura 10 g al giorno e più di vitamina c, vediamo di capire perché, se serve e se si possono verificare effetti collaterali.

Ad oggi, non ci sono dei dati scientifici chiari sull’effetto dose/risposta, così come non ci sono dati ufficiali precisi sui limiti di assunzione massima giornaliera oltre ai quali si possano manifestare effetti tossici per l’organismo.

Si stima che la dose salutistica giornaliera per l’assunzione e l’integrazione di Vitamina C si aggiri tra i 180 mg – 1000 mg/die.
Mentre il limite massimo di assunzione giornaliera totale che “molto probabilmente” non comporta rischi per la salute è di 2000 mg/die (ovvero 2 g).

É importante considerare che l’assorbimento intestinale medio dipende dalla quantità ingerita. Vuol dire che per una quantità “normale” di vitamina C assunta, la quota di vitamina assorbita varia tra il 70% ed il 95% rispetto alla dose ingerita.

Integratore vitamina C
Le arance sono una fonte naturale di vitamina C

Ma tale percentuale può variare, in quanto per basse dosi di assunzione può essere assorbita anche al 100%.
Mentre per dosi eccessivamente elevate la percentuale assorbita può scendere anche sotto il 20%.
Al di là dell’assorbimento intestinale bisogna tenere conto anche della percentuale di assorbimento renale. Infatti se le concentrazioni plasmatiche di acido ascorbico (alias Vitamina C) sono troppo elevate, essendo una vitamina idrosolubile, una parte di esso viene allontanata dall’organismo attraverso le urine.

Per rendere più graduale possibile l’assorbimento di Vitamina C, ed evitare di incorrere in tutta questa serie di possibili problematiche si possono seguire due vie:

  • Si può cercare di frazionare l’apporto integrativo in più dosi, cosa che tante volte, per un’atleta, può risultare scomoda. Visto che probabilmente un atleta o uno sportivo si trova già nella condizione di consumare una discreta quantità di integratori di diverso genere e in diverse fasi della giornata.
  • Oppure la soluzione più comoda, e probabilmente anche quella più efficace, è sicuramente affidarsi ad integratori di Vitamina C contenenti un fattore di rilascio graduale, come ad esempio l’HPMC (Idrossi Propil Metil Cellulosa), un polimero idrofilo derivante dalla cellulosa, utilizzato come agente legante soprattutto nelle capsule.
    Questo permette di rallentare la digestione e quindi di rendere più costante e graduale l’assorbimento della vitamina C a livello intestinale, evitando in questo modo problemi di malassorbimento del principio attivo e di innalzare eccessivamente i livelli di acido ascorbico nel sangue. In questo modo si evita così di espellere quantità eccessive di vitamina C con le urine.

    Sovradosaggio vitamina C
    La vitamina C è molto importante per diversi processi

Questo perchè grazie all’HPMC, la vitamina C che entra nel sangue in modo graduale può essere utilizzata tempestivamente dalle cellule di cui ne hanno bisogno, senza incorrere in eccessivi accumuli e senza rischiare quindi di essere espulsa con le urine.

Vediamo ora le principali funzioni di questa vitamina, anche quelle meno conosciute:

  1.  La funzione antiossidante è permessa non solo dalla sua azione ossidoriduttiva diretta contro i radicali liberi e le nitrosammine, ma anche dalla rigenerazione della Vitamina E;
  2. Contribuisce alla normale funzionalità del sistema immunitario, stimolando la produzione di Interferoni, che proteggono le cellule dagli attacchi virali;Neutrofili, ovvero la tipologia più frequente di globuli bianchi presenti nel sangue adibiti alla difesa dell’organismo;Anticorpi di tipo IgG e IgM
  3. Ha un azione antistaminica e riduce stanchezza e affaticamento.
  4. È implicata nella sintesi di Carnitina e di Acidi Biliari, migliorando la digestione e l’assorbimento degli acidi grassi.
  5. Permette un maggior assorbimento del Ferro, aumentando la sua riduzione da Ferro (lll) a Ferro (ll);
  6. Ha un ruolo importantissimo nella formazione del collagene, che ha il compito di rinforzare i vasi sanguigni, la pelle, i muscoli e le ossa. Senza vitamina C infatti l’organismo non produce collagene.

A livello di tossicità dovuta al sovradosaggio mi sono imbattuto in un recente studio (del 2017) dove Chakraborty et all. affermano che alti livelli intracellulari di acido Ascorbico possano provocare un effetto ossidativo, causando la morte cellulare. In questo caso viene mostrata un’inversione di tendenza rispetto alla classica funzione Antiossidante a cui tutti siamo abituati a pensare.
Chiaramente si tratta di casi estremi, probabilmente difficili da raggiungere, in quanto un effetto del genere è difficile da quantificare in termini di assunzione, proprio a causa degli ostacoli di assorbimento di cui ho parlato poco fa.

BIBLIOGRAFIA
 Robert Cathcart, Vitamin C, Titrating To Bowel Tolerance, Anascorbemia, and Acute Induced Scurvy, Orthomed, 1994;
 Hokama S, Toma C, Jahana M, Iwanaga M, Morozumi M, Hatano T, Ogawa Y, Ascorbate conversion to oxalate in alkaline milieu and Proteus mirabilis culture, Mol Urol. 2000 Winter;4(4):321-8;
 Atanu Chakraborty and Nikhil R. Jana, Vitamin C-Conjugated Nanoparticle Protects Cells from Oxidative Stress at Low Doses but Induces Oxidative Stress and Cell Death at High Doses, Centre for Advanced Materials, Indian Association for the Cultivation of Science, American Chemical Society, ACS Appl. Mater. Interfaces, 2017, 9 (48), pp 41807–41817;

I contenuti degli articoli non devono sostituirsi alle indicazioni del professionista. che ha in cura il lettore. Le diverse modalità di assunzione che potrebbero essere dedotte dagli articoli sono prettamente a scopo scientifico divulgativo (si tratta di studi scientifici, approfondimenti, esperienze personali di atleti e professionisti del settore) e quindi non vanno presi come riferimento pratico.Gli integratori (salvo diversa prescrizione di professionista) vanno utilizzati secondo la posologia riportata in etichetta.

Disturbi del Comportamento Alimentare : DCA

Disturbi del Comportamento Alimentare: DCA

I Disturbi del Comportamento Alimentare (DCA) sono stati ridefiniti recentemente dal DSM-5 (Manuale Diagnostico Statistico dei disturbi mentali) come disturbi della nutrizione e dell’alimentazione, sono tutte quelle problematiche psicologiche che concernono il rapporto tra gli individui e il cibo.

Più precisamente si definiscono come: “tutti quei disturbi che sono caratterizzati da un persistente disturbo dell’alimentazione o da un persistente comportamento legato alla nutrizione o all’alimentazione che determinano un alterato consumo o assorbimento di cibo e che danneggiano significativamente la salute fisica o il funzionamento psicosociale”.

Il manuale incorpora molti disturbi che prima erano diagnosticati nell’infanzia, nella fanciullezza e nell’adolescenza, come ad esempio la pica e il disturbo restrittivo della nutrizione.

Ciò che accomuna la maggior parte dei disturbi del comportamento alimentare, soprattutto negli adulti, è il fortissimo legame che tali soggetti pensano di avere tra la propria forma fisica e la valutazione o la stima di sè stessi. Al punto da sentirsi completamente inadeguati come persona e sentirsi “sbagliati” o “falliti” a causa del loro aspetto fisico, giudicato da loro stessi orribile.

Basti pensare inoltre che la maggior parte delle persone, sia quelle affette da DCA che non, sono convinte che il loro problema riguardi una mancanza di forza di volontà di fronte al cibo. Questo tante volte è giustificato dal fatto che il cibo ha anche altre funzioni rispetto alla nutrizione in sè. Gli scopi principali del ricorso al cibo, anche in persone non patologiche, è sostituire qualcosa di negativo (cioè qualcosa che crea disagio) con qualcosa di positivo (gratificazione dal cibo). L’alimentazione quindi è inevitabilmente legata anche alla consolazione.

Analizziamo ora i principali Disturbi del comportamento alimentare partendo dai più conosciuti.

Anoressia nervosa

Per definizione il disturbo anoressico viene definito da una restrizione dell’apporto energetico rispetto al necessario che conduce a un peso corporeo eccessivamente basso. Adesso si può diagnosticare l’anoressia nervosa anche con un normopeso o con un sottopeso lieve. Un tempo bisognava avere un BMI inferiore a 17,5 o un percentile al di sotto del 75% per i bambini. A ciò si deve associare una intensa paura di acquistare peso e di diventare grasso, nonostante la possibile presenza di evidenti stati di sottopeso.

disturbi comportamenti alimentari dott. Enrico Veronese
anoressia

Il problema principale di un soggetto anoressico nasce da un bisogno di controllo. Ciò è spiegato dal fatto che tale soggetto si sente completamente inadeguato per la propria forma fisica, e attribuisce ad essa la causa di qualsiasi tipo di fallimento, giungendo alla conclusione di avere una vita completamente fuori controllo. Per sentirsi adeguato e forte l’unico modo che crede di avere è quello di manifestare un completo controllo sui propri bisogni fisiologici, ovvero il mangiare. Visto che questo è l’unico bisogno fisiologico più facilmente controllabile. Quindi l’idea non è necessariamente il “non mangiare” ma “quanto riuscirò a posticipare il momento in cui mangerò qualcosa”.

I soggetti anoressici tendono a giudicare sè stessi e ad influenzare i propri livelli di autostima in base al proprio peso e al proprio corpo.

Il concetto può risultara ancora più chiaro se analizziamo dal punto di vista psicologico che cosa vuol dire avere stima di sè?

L’autostima è il valore che ognuno di noi attribuisce a se stesso come essere umano nella sua totalità. Normalmente viene “calcolata” sulle varie sfaccettature di noi stessi, attraverso una media ponderata dei sè (intesi come manifestazioni di se stessi). Uno di questi sè è il sè corporeo, inteso come tutto quello che riguarda il nostro corpo (ovvero non solo il corpo in sè ma anche le sensazioni che mi può dare, le opinioni che possono avere gli altri del mio corpo, etc…).

Il soggetto anoressico tendenzialmente annulla tutti gli altri sè basando il proprio senso di adeguatezza unicamente al proprio sè corporeo.

Nelle forme più gravi si può incorrere in fenomeni di forte magrezza accompagnata da un pallore della pelle quasi cadaverico, malnutrizione, inedia e amenorrea.

Bulimia nervosa

Nel linguaggio medico è intesa come un’eccesiva voracità incontrollata, e quindi patologica, nel mangiare, seguita da condotte di eliminazione, come il vomito autoindotto, l’uso di lassativi, di diuretici ma anche l’esercizio fisico eccessivo.

disturbi comportamento alimentare dott. Enrico Veronese
nella bulimia viene indotto il vomito

Le abbuffate di un soggetto bulimico NON sono da intendersi come quelle quelle che siamo soliti fare nel periodo natalizio…, ma sono contraddistinte da una voracità nel mangiare che porta al consumo di ingenti quantità di cibo in un tempo molto ridotto, e in modo disordinato. Ciò vuol dire che tale soggetto può svuotare ogni scaffale del frigo, dal primo all’ultimo, nell’ordine in cui trova le cose, senza un ordine logico. Finendo quello che c’è nel frigo può anche riversarsi su quello che c’è nel congelatore, consumando i cibi al suo interno ancora congelati o surgelati! Questo vuol dire che un bulimico (così come un anoressico) non trae nessun piacere dal cibo, non nè trae nè gioia nè gusto.

La diagnosi di Bulimia attualmente può essere data solo ed esclusivamente se esistono le condotte di eliminazione. Vuol dire che il soggetto, dopo l’abbuffata, si rende conto del possibile danno che ha causato al suo peso corporeo, e quindi tenta di rimediare al danno provocandosi il vomito, usando lassativi o effettuando un attività fisica eccessiva fino allo sfinimento.

Dal punto di vista psicologico il soggetto bulimico è l’opposto del soggetto anoressico, in quanto rispetto a quest’ultimo non riesce ad avere nessun tipo di controllo sui bisogni del proprio corpo.  É caratterizzato da una forte impulsività, in quanto “prima fa… e poi pensa”. Tali soggetti hanno infatti anche grossi problemi nel gestire le loro emozioni, hanno un grosso caos emotivo, e percepiscono le emozioni in maniera molto intensa, sia quelle positive che negative. Al contrario invece i soggetti anoressici tendono ad innalzare la propria soglia di percezione delle emozioni, cercando di distaccarsi da essi, per cui apparentemente sembrano molto freddi e apatici.

Anche per i bulimici l’autostima è direttamente influenzata dal peso corporeo.

Il livello di gravità di tale disturbo del comportamento alimentare è direttamente proporzionale al numero di condotte di eliminazione nell’arco della settimana.

La cosa importante da tenere presente è che i soggetti bulimici, dal punto di vista estetico, sono più difficili da riconoscere rispetto agli anoressici. Infatti tendenzialmente si tratta di soggetti normopeso o leggermente in sovrappeso.

Alla bulimia sono associati anche altre altri disturbi mentali come al depressione, l’ansia o problemi come la tossicodipendenza o l’alcolismo. Inoltre le persone che soffrono di bulimia si può riscontrare pelle inspessita sulle nocche (dovuto al ripetuto sfregamento degli incisivi sulle nocche per provocarsi il vomito) e danni ai denti (perdita dello smalto).

Disturbo di alimentazione incontrollata o Binge-Eating

Tale disturbo, detto anche BED (acronimo di Binge Eating Disorder) è tipico nei soggetti che hanno un’alimentazione compulsiva, caratterizzata dalla perdita di controllo. Sono molto simili ai soggetti bulimici, anche da un punto di vista psicologico. Ciò che cambia è l’assenza di conddotte di eliminazione successive alle abbuffate compulsive. I soggetti binge-eater quindi dopo le abbuffate non fanno nulla, si sentono in colpa e basta, non mettono in atto condotte di eliminazione ma al massimo evitano di mangiare il giorno dopo, la sera dopo o la sera stessa, spesso tra l’altro con scarso risultato.

DCA dott. Enrico Veronese
disturbo alimentazione incontrollata

Le abbuffate sono associate ad almeno 3 dei seguenti aspetti:

  • mangiare molto più rapidamente del normale;
  • mangiare fino a sentirsi spiacevolmente pieni;
  • mangiare grandi quantità di cibo senza sentirsi affamati;
  • mangiare in solitudine, a causa dell’imbarazzo sociale,  grandi quantità di cibo;
  • provare disgusto di sé;
  • depressione;
  • intensa colpa dopo l’abbuffata.

Anche questi soggetti hanno un gravissimo legame tra la stima di sè e la percezione della propria immagine corporea. Infatti è proprio per via della loro scarsissima autostima che non praticano condotte di eliminizazione, come il vomito autoindotto, perchè tanto pensano sia tutto inutile. Vivono gli eventi tendenzialmente in modo molto passivo e pensano di poter risolvere i propri problemi e le loro ansie affogandole nel cibo, pur essendo consapevoli dei rischi in cui incorrono.

Il livello di gravità di tale disturbo del comportamento alimentare è correlato alla quantità di abbuffate a settimana.

É importante tener presente che tutti questi disturbi del comportamento alimentare di solito non compaiono singolarmente o in maniera isolata. Dipende dalle fasi che sta affrontando un individuo. Infatti tutti i DCA sono un’unica grande categoria di disturbi ma con diverse manifestazioni.

Ci possono essere individui che passano da una fase anoressica, poi sviluppano un disturbo bulimico per poi magari andare su un versante di binge eating. Non hanno tre diversi problemi, ma un unico problema con manifestazioni differenti in base a ciò che vivono e ciò che riescono ad essere in quel momento particolare della loro vita.

Mediamente il range di persone che riscontra questa tipologia di problema va tra i 15 e i 40 anni di età, in prevalenza donne. I picchi di maggior prevalenza si hanno sicuramente nelle fasi adolescenziali, dai 16 ai 18 anni.

Di solito le persone maggiormente a rischio di incorrere in questi disturbi sono coloro che hanno avuto un parente stretto che ha sofferto o che soffre di questa condizione. Anche i fattori genetici contribuiscono ad aumentare il rischio di insorgenza, così come lo stress psicologicio, la scarsa autostima, soprattutto quando è legata all’obesità, e anche la pressione culturale dettata soprattutto dai mass media, che spingono implicitamente le persone ad avere un certo tipo di fisico per imitare i propri modelli di bellezza.

Ulteriori Disturbi del Comportamento Alimentare

Vi illustro ancora molto rapidamente altri Disturbi del Comportamento Alimentare anche se non sono presenti nel DSM-5 (Manuale Diagnostico Statistico dei disturbi mentali).

Dismorfia muscolare

La dismorfia muscolare, anche detta anoressia inversa o bigoressia, è caratteristica dei soggetti aventi una forte muscolatura anche imponente, sono tipicamente i classici frequentatori di palestra assidui. Nonostante abbiano raggiunto una massa muscolare più che sviluppata, continuano a vedersi “piccoli”. Il loro scopo non è quello di eliminare il grasso ma è solamente quello di aumentare la massa muscolare. Questa condizione causa disagio significativo a livello sociale, lavorativo e personale tanto che questi soggetti non amano esporre il proprio corpo, se lo devono fare lo fanno con estremo imbarazzo, tendono ad utilizzare una dieta iperproteica per aumentare la massa muscolare, con 5 – 6  pasti al giorno.

Picacismo

È un disturbo che prevede l’ingestione continua nel tempo di sostanze non nutritive, ad esempio la carta igienica, la gommapiuma dei divani, la terra, la carta, il cotone, etc…

DCA dott. Enrico Veronese
picacismo

Un tempo era presente solo nei bambini, mentre invece da diversi anni si riscontra anche negli adulti. Oltretutto tali individui sanno benissimo che non dovrebbero avere questo tipo di comportamento, ma non riescono a farne a meno.

L’ingestione di tali sostanze può causare seri problemi di digestione e quindi di assorbimento dei nutrienti per il cibo normale.

Disturbo di ruminazione

È un altro disturbo del comportamento alimentare in cui i soggetti masticano il cibo, lo ingoiano, e poi lo vomitano per poi rimasticarlo o risputarlo.

In questi casi vanno escluse patologie mediche prima di dare una diagnosi di questo tipo.

Disturbo da irritamento o restrizione

In questo caso i soggetti aventi questo disturbo hanno una mancanza di interesse per il mangiare, oppure provano un irritamento dovuto alle caratteristiche sensoriali di un alimento in sè, oppure possono provare una preoccupazione per le conseguenze avverse che può avere il mangiare.

Può sembrare simile all’anoressia nervosa ma non lo è, in quanto in questo caso il soggetto non è preoccupato di dover perdere grasso come mancanza di autocontrollo.

dott. Enrico Veronese

Alimenti e cibi che aumentano il testosterone e la sessualità

Alimentazione e sessualità

Può una corretta alimentazione e integrazione influenzare e migliorare i problemi legati alla sessualità?

Come ad esempio la disfunzione erettile, il calo del desiderio sessuale, la difficoltà a raggiungere l’orgasmo, l’ipogonadismo, ecc…?

La risposta è !!

Se consideriamo il significato etimologico del termine “dieta”, che dal latino significa “stile di vita”, possiamo facilmente intuire che non stiamo parlando solo ed esclusivamente di “alimentazione” in sè e per sè. Il termine “dieta” si riferisce anche a “tutto ciò che interessa le attività primarie di un individuo”, tra le quali dovrebbe rientrare anche l’attività sessuale.

Alimenti che favoriscono l'attività sessuale
L’attività sessuale migliora la qualità della vita

É ormai ampiamente dimostrato che una sana attività sessuale permette di ridurre l’insorgenza di sintomi depressivi, e di migliorare la risposta cerebrale alle necessità fisiologiche dell’organismo, come ad esempio la risposta immunitaria.

Vedremo in seguito come un corretto approccio nutrizionale volto ad aumentare la qualità dell’attività sessuale, permetta nel frattempo di regolare anche l’impulso dell’appetito, limitando i fenomeni di obesità e sovrappeso, ma soprattutto di migliorare la salute cardiaca.

Tali effetti permettono inevitabilmente di prolungare l’età riproduttiva umana e di promuovere un invecchiamento sano, soprattutto se alla giusta alimentazione aggiungiamo anche l’esercizio fisico.

Alimentazione e sessualità: esistono cibi afrodisiaci?

Il binomio “Cibi e sessualitàha sempre suscitato forte interesse e risulta davvero efficace, a favore di una maggior felicità sessuale, nei confronti di entrambi i sessi, soprattutto se si conduce una “dieta” o meglio, uno “stile di vita” sano ed equilibrato.

Ci sono sicuramente dei cibi e degli alimenti che, secondo una cultura popolare millenaria, migliorano le funzioni sessuali e aumentano la libido ( e in alcuni casi ci sono anche delle conferme scientifiche):

  • AGLIO: è considerato un forte rinvigorente, in quanto migliora la circolazione.

    L'aglio nella dieta e la sessualità
    L’aglio migliora la circolazione
  • PEPERONCINO: un classico, se ne sente parlare tantissimo. Grazie ad una sostanza, la capsaicina è un forte vasodilatatore. Motivo per cui un suo consumo costante è fortemente consigliato per prevenire l’insorgenza di problemi cardiovascolari. Aumenta dunque la circolazione, facilitando l’afflusso di sangue agli organi genitali;

    Peperoncino aiuta la circolazione
    Il peperoncino facilità afflusso di sangue nei genitali
  • CIOCCOLATO: un altro classico. Contiene una sostanza, la feniletilamina, che stimola l’area cerebrale del piacere sessuale e aumenta le endorfine. Ciò aumenta il buon umore, grazie anche ad un maggior rilascio di serotonina, e di conseguenza una migliore sessualità dovuta a una maggiore socialità .

    Alimento per aumentare la sessualità
    Stimola l’area del piacere sessuale
  • OSTRICHE E MOLLUSCHI: sono ricchi di zinco, un cofattore fondamentale per la regolazione degli ormoni sessuali. Permette infatti di migliorare la produzione di Testosterone.

    sessualità dott. Enrico Veronese
    Le ostriche sono ricche di zinco
  • FRUTTA SECCA: è una fonte di omega 3, ovvero di acidi grassi polinsaturi.

    Questi, come vedremo in seguito, hanno il ruolo fondamentale di ridurre il colesterolo cattivo (LDL) ed aumentare quello buono (HDL) in modo da ridurre i fenomeni di ipercolesterolemia e migliorare la salute cardiovascolare.Permettono di aumentare quindi la fluidità del sangue. Oltre agli omega 3, le noci e le mandorle contengono anche una buona quantità di L-arginina, un precursore dell’ossido nitrico, un importante mediatore che stimola la vasodilatazione e quindi un maggior afflusso di sangue. Ma anche di questo ne parleremo ampiamente in seguito.

  • AVOCADO: contiene ottimi acidi grassi mono-polinsaturi. Quindi le proprietà sono le stesse già citate per la frutta secca. In più l’avocado è fonte di diversi minerali, molte vitamine ed antiossidanti.

 

NB: è opportuno considerare sempre che non esistono cibi “magici” che appena consumati garantiscano dei risultati soprannaturali… ciò che fa la differenza è sicuramente seguire una dieta sana ed equilibrata, che può benissimo comprendere, nelle giuste dosi, gli alimenti sopra elencati.

CIBO E SESSUALITÀ – COSA BISOGNA EVITARE?

Sicuramente bisogna fuggire dagli eccessi, quindi bevande zuccherate, eccessivo consumo di carne rossa, processata o conservata, fritti e tutti quegli alimenti che contengono ingenti quantità di grassi saturi.

sessualità dott. Enrico Veronese
il caffè è un vaso costrittore

La birra inoltre non aiuta, in quanto il luppolo è considerato un anafrodisiaco, così come non aiuta un eccessivo consumo di caffè, essendo un vasocostrittore.

Dall’altro lato anche la malnutrizione per difetto, quindi improvvisare delle diete troppo restrittive, può andare a compromettere le funzioni sessuali, andando a minare per esempio l’equilibrio ormonale. Questo è un fenomeno che riguarda soprattutto le donne.

ALIMENTAZIONE E SESSUALITÀ: PATOLOGIE LEGATE ALLA SESSUALITÀ, COME PUÒ INTERVENIRE L’ALIMENTAZIONE?

Nei casi più comuni le ridotte funzionalità sessuali (come la disfunzione erettile, il calo della libido, la difficoltà a raggiungere l’orgasmo, ecc…) derivano da tutta una serie di problematiche che normalmente sopraggiungono con l’avanzare dell’età, come conseguenza di patologie di natura cardiovascolare, endocrina o arteriosa.

Se sin dall’età giovanile si riuscissero a controllare i principali fattori di rischio (legati a tali patologie) come ad esempio l’ipertensione (riducendo l’assunzione di sale), la dislipidemia (riducendo l’apporto di grassi saturi), il fumo, la sedentarietà, lo stress, ecc…

Per capire meglio il concetto vi rimando alla parte finale dell’articolo dove spiego i meccanismi fisiologici che stanno alla base dell’erezione del pene (che poi sono molto simili a quelli dell’erezione del clitoride).

Tornando ai cibi e la sessualità, vi voglio citare un recente studio (giugno 2017) molto interessante effettuato dal dipartimento di Urologia dell’Università di Irvine (California). Questo studio, oltre ad aver delineato le principali cause della disfunzione erettile (di cui vi parlerò alla fine) ha posto l’attenzione sulle correlazioni tra una serie di principali modelli dietetici e la salute sessuale maschile, valutando le funzionalità erettili, i livelli adeguati di testosterone e la qualità dello sperma.

É stato riscontrato che tra gli schemi dietetici confrontati (dieta occidentate, dieta paleolitica, dieta mediterranea e dieta vegetariana) la dieta mediterranea è emersa come la migliore per la salute sessuale. Un’alimentazione per la sessualità deve essere sana ed equilibrata, basata sui principi della dieta mediterranea, è quindi considerata la migliore alimentazione per la sessualità!

Essa si basa quindi sul consumo di cereali (possibilmente a più basso impatto sull’indice glicemico), frutta e verdura in abbondanza, grassi prevalentemente mono e poliinsaturi (Olio extra vergine d’oliva, pesce azzurro e frutta secca che sono fonti naturali di Omega 3, EPA e DHA).

Tale tipologia di alimentazione ha permesso di riscontrare nei soggetti analizzati un’attenuazione della disfunzione erettile, un miglioramento del profilo ormonale (aumento dei livelli di testosterone), soprattutto negli individui obesi o in sovrappeso che hanno perso peso seguendo tali indicazioni nutrizionali.

ALIMENTAZIONE PER LA SESSUALITA’ = DIETA MEDITERRANEA

Senza contare il fatto che oltre alle ricadute positive sulla salute sessuale, sono da considerare assolutamente anche altri miglioramenti ancora più importanti, come i miglioramenti della salute cardiovascolare, la diminuzione delle malattie neurodegenerative, del diabete, della sindrome metabolica e dell’incidenza di tumori.

INTEGRAZIONE E SESSUALITA’

Tra gli integratori che permettono, in caso di stile di vita frenetico o impossibilità a seguire una corretta alimentazione per la sessualità, di seguire un’alimentazione per una sessualità migliore, e di avere un riscontro più favorevole sull’erezione maschile ci sono sicuramente:

  • LARGININA: Questo importante amminoacido, oltre ad avere importanti funzioni in ambito sportivo, e non solo, come ad esempio la sintesi proteica e la sintesi di creatina, è fondamentale per essere il precursore dell’ossido nitrico (NO). Come già visto in precedenza l’ossido nitrico è un importantissimo neurotrasmettitore (attivato mediante l’ossido nitrico sintetasi o NOS), che favorisce il rilassamento della muscolatura endoteliale delle arterie, permettendone così una maggiore vasodilatazione. Oltre ad avere un riscontro positivo sull’erezione maschile ciò è particolarmente importante per la salute cardiovascolare, in quanto favorisce un miglioramento dell’afflusso sanguigno soprattutto nelle zone periferiche, evitando anche il rischio di trombosi. Bisogna tenere presente inoltre che è impossibile integrare direttamente con l’ossido nitrico, in quanto di per sè risulta tossico. L’NO infatti se si trovasse libero di circolare si comporterebbe da radicale libero. Per questo motivo l’unico modo di aumentare fisiologicamente la sua produzione è quello di seguire la via indiretta, ovvero aumentando l’assunzione di Arginina.

Oltretutto è stato riscontrato recentemente che l’integrazione di Arginina risulta ancora più efficace se combinata con i polifenoli. Questi oltre ad essere estremamente importanti per la loro funzione antiossidante contro i radicali liberi, riducono i livelli dell’enzima arginasi, responsabile della degradazione dell’arginina. In questo modo grazie all’inibizione dell’azione dell’arginasi si ottengono dei livelli plasmatici di arginina più alti, in modo tale che possa successivamente convertirsi in ossido nitrico e adempiere alla sua funzione vasodilatatoria.

  • OMEGA 3: All’interno di una dieta mediterranea equilibrata non possono certo mancare questa categoria di grassi essenziali. Li possiamo trovare nel pesce azzurro, nel relativo olio e nei crostacei (come EPA e DHA), nella frutta secca (come Acido α-linolenico o ALA) negli oli vegetali come l’olio di lino (come ALA).

Hanno molteplici funzioni importanti, tra cui:

  • miglioramento del trasporto nel sangue delle vitamine liposolubili (Vit. A, D, E, K);
  • miglioramento della salute dei capelli e delle unghie;
  • aiutano il corpo a ridurre i livelli di LDL e VLDL ovvero il cosiddetto colesterolo “cattivo” per far spazio a quello “buono” ovvero le HDL. Ciò permette di limitare i fenomeni infiammatori, migliorando quindi la salute cardiovasolare

Quest’ultimo punto è uno dei più importanti in quanto un adeguato livello di HDL permette di mantenere il sangue più fluido, il chè favorisce una migliore circolazione dell’ossigeno ai muscoli e ai tessuti, un’adeguata prevenzione dei fenomeni di ipertensione arteriosa, ma anche un miglioramento della salute sessuale, garantendo un apporto migliore di sangue agli organi genitali e favorendo quindi l’erezione.

  • TRIBULUS TERRESTRIS: Questo è un integratore che consiglio molto, soprattutto ai miei atleti. Questa pianta è sempre stata usata nella medicina cinese per la cura dell’impotenza. Infatti la sua proprietà più importante è quella di stimolare la produzione di ormoni androgeni, ovvero il testosterone, a partire da una maggior stimolazione dell’ormone LH.

Tale ormone, sicuramente importante per l’uomo soprattutto per gli sportivi che vogliono avere una buona sintesi muscolare, è altrettanto importante anche per le donne, in quanto anch’esse lo sintetizzano anche se in quantità più ridotte rispetto agli uomini. Un aumento di tale ormone permette un innalzamento del desiderio sessuale, non solo per gli uomini anche nelle donne. un unico accorgimento da fare è, se volete provare un integratore a base di tribulus terrestris badate soltanto di utilizzare degli estratti standardizzati ovvero titolati in protodioscina o saponine steroidee, in quanto sono i responsabili diretti della stimolazione della produzione di testosterone.

ALIMENTAZIONE E SESSUALITA’ ;DOVE NON PUÒ INTERVENIRE L’ALIMENTAZIONE?

In rari casi le problematiche sessuali possono derivare da condizioni patalogiche più o meno gravi. Per citarvi un esempio: l’ipogonadismo, che consiste nella riduzione dell’attività funzionale delle gonadi (ovvero dei testicoli per gli uomini e delle ovaie per le donne). Tale condizione può comportare un forte calo della secrezione di ormoni sessuali (estrogeni e progesterone nelle donne, e testosterone negli uomini). Nei casi più gravi si possono riscontrare anche alterazioni nello sviluppo degli apparati genitali e nell’espressione dei caratteri sessuali secondari tipici dell’uomo e della donna, come la crescita dei peli pubici, del seno, etc…

Quando il problema riguarda direttamente le gonadi si parla di ipogonadismo primario. Mentre se il difetto riguarda l’asse ipotalamo-ipofisario si parla di ipogonadismo secondario.

In quest’ultimo caso il problema è a monte in quanto può partire:

  • dall’ipotalamo nel caso in cui non riesca a rilasciare gli RH (Ormoni di Rilascio) che agiscono sull’ipofisi.
  • oppure dall’ipofisi nel caso in cui non riesca a produrre le gonadotropine ipofisarie (FSH ed LH) che hanno il compito di stimolare proprio le gonadi a secernere gli ormoni sessuali.

Di fronte a situazioni così gravi un’alimentazione per una sessualità migliore sicuramente ha molteplici vantaggi più generali dal punto di vista salutistico, ma di sicuro per questi tipi di problematiche occorre l’intervento di farmaci specifici.

FISIOLOGIA ; COME FUNZIONA IL MECCANISMO DEL’EREZIONE DEL PENE?

erezione dott. Enrico Veronese

Per capire meglio le cause della disfunzione erettile vi illustro in breve, come anticipato, i meccanismi fisiologici che stanno alla base dell’erezione del pene (che poi sono molto simili a quelli dell’erezione del clitoride).

L’erezione non è altro che un riflesso nervoso che porta all’aumento del turgore e delle dimensioni del pene. Rispecchia chiaramente lo stato di eccitazione sessuale maschile e può essere il risultato della combinazione di diversi stimoli nervosi (di natura tattile, visiva, uditiva e anche olfattiva). Ciò è più facile da immaginare se consideriamo il pene come una spugna fatta di corpi cavernosi che in questa fase si riempiono di notevoli quantità di sangue e quindi si espandono, permettendone l’aumento di dimensione. Il tutto è permesso da un’elaborata combinazione di elementi di natura vascolare, ormonale, nervosa e psicologica.

Il riflesso dell’erezione in sé è un evento involontario, infatti è sotto il controllo del sistema nervoso autonomo. Quest’ultimo comprende il sistema simpatico che gestisce il corpo durante le situazioni di stress, nel caso fosse necessario difendersi o attaccare e anche per quanto riguarda gli stati di ansia, di fame, ecc. Ed il sistema parasimpatico che al contrario dell’altro domina il corpo negli stati di riposo o di comodità.

L’erezione è controllata da entrambi i sistemi. Infatti quando prevalgono i segnali eccitatori vengono inattivate le efferenze simpatiche responsabili della rigidità muscolare. Nel frattempo invece vengono attivate le strutture nervose parasimpatiche, che permettono al contrario il rilassamento della muscolatura liscia dei vasi arteriosi. Tale fenomeno permette al sangue di scorrere nei corpi cavernosi del pene favorendo così la loro espansione e quindi l’ingrossamento e l’erezione.

Il rilassamento della muscolatura liscia è permesso da un secondo messaggero, prodotto dall’attivazione parasimpatica, che è l’ossido nitrico (NO). Tale neurotrasmettitore viene sintetizzato a partire dall’arginina (come già detto possiamo trovare in commercio molti integratori a base di arginina), viene rilasciato dalle fibre nervose e dalle cellule endoteliali di tutte le strutture vascolari presenti. Questo diffonde all’interno della fibrocellula muscolare liscia, attiva l’enzima guanilatociclasi che permette di convertire il guanosin trifosfato (GTP) in guanosin mofosfato ciclico (GMPc). Quest’ultimo messaggero infatti è il vero responsabile del rilassamento della muscolatura liscia e quindi della vasodilatazione delle arterie, che permette il conseguente aumento di volume dell’organo.

Il tutto può essere riassunto dal seguente schema:

STIMOLO NERVOSO Attivazione Parasimpatica Rilascio NO Guanilatociclasi conversione del GTP in GMPc Rilassamento muscolatura liscia EREZIONE

Il mantenimento dell’erezione è causato dall’aumento della pressione intracavernosa che provoca il successivo bloccaggio del reflusso venoso. In questo modo il sangue rimane intrappolato nei corpi cavernosi, conferendo così il mantenimento del turgore e quindi della rigidità.

All’atto dell’eiaculazione vengono attivate invece le strutture simpatiche, responsabili del ritorno alla fase “flaccida” del pene. Le efferenze del sistema nervoso simpatico ripristinano la rigidità della muscolatura liscia causando la vasocostrizione delle arterie e quindi riducendo l’afflusso sanguigno al pene. Di conseguenza si ha una riduzione della pressione interna che permette la decompressione delle vene adibite al normale deflusso del sangue venoso dal pene.

Ecco spiegato uno dei motivi dell’eiaculazione precoce, la quale subentra nel momento in cui si assiste ad un’eccessiva sollecitazione del sistema nervoso simpatico dovuta ad eccessivi stati di stress o ansia. Gli stessi motivi spiegano anche la disfunzione erettile dovuta spesso a cause psicologiche legate ad ansia, stress, depressione. Tutto ciò si traduce in uno squilibrio delle fasi nervose che va a minare a sua volta il delicato equilibrio tra la contrazione e il rilassamento delle cellule della muscolatura liscia, secondo i meccanismi illustrati precedentemente.

Quindi lo Stress è sicuramente una componente da non sottovalutare, ma quando la causa di tali problemi non è di natura psicologica, possono entrare in gioco altri fattori ad esempio di natura ormonale e circolatoria.

Questi ultimi in particolare possono essere evitati, come già detto in precedenza, andando a limitare i fattori di rischio sin dall’età giovanile come il fumo, il consumo cronico di alcol e droghe, la carenza di attività fisica, la dislipidemia e in particolare l’ipercolesterolemia e l’obesità.

NOTE BIBLIOGRAFICHE

  • Oleg Varlamov, Western-style diet, sex steroids and metabolism, Biochimica et Biophysica Acta (BBA) – Molecular Basis of Disease. Volume 1863, Issue 5, May 2017, Pages 1147-1155;
  • Justin La, Natalie H.Roberts, Faysal A.Yafi, Diet and Men’s Sexual Health, Sexual Medicine Reviews, 2017, 1-15;
  • Serap Gur, Allen L. Chen, Philip J. Kadowitz, Chapter 5 – Nitric Oxide Donors and Penile Erectile Function, Nitric Oxide Donors – Novel Biomedical Applications and Perspectives, 2017, Pages 121–140;